Una dieta ad elevato indice glicemico aumenta il rischio di infarto e di morte: lo studio

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Sulle evidenze dello studio pubblicato dal New England Journal of Medicine abbiamo raccolto il parere del professor Carmine Gazzaruso, diabetologo e docente di Endocrinologia alla Statale di Milano

Maria Elena Perrero

Una dieta ad elevato indice glicemico aumenta il rischio di patologie cardiovascolari come infarto del miocardio, ictus e insufficienza cardiaca, ma anche il rischio di morte per tutte le cause: è quanto emerge da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. E non sorprende il professor Carmine Gazzaruso, docente di Endocrinologia all’Università degli Studi di Milano e responsabile del Servizio di Diabetologia, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Vascolari dell’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano. “Lo sottoscrivo in toto, è quello che ho sempre sostenuto”, chiarisce a Gazzetta Active.


Una dieta ad alto indice glicemico favorisce il rischio cardiovascolare: lo studio —

I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a quasi 140mila volontari tra i 35 e i 70 anni di tutti e cinque i continenti, con un follow-up medio di 9,5 anni. Facendo compilare ai partecipanti questionari relativi alle loro abitudini alimentari hanno potuto osservare che una dieta ad alto indice glicemico era associata ad un aumento del rischio di eventi cardiovascolari e morte sia in coloro che avevano patologie cardiovascolari pregresse sia in coloro che non le avevano.


I rischi di una dieta ad alto indice glicemico per il cuore —

Sotto accusa finiscono quindi zuccheri semplici come quelli presenti nel pane bianco, nella pasta, nel riso bianco, nelle patate, nella pizza, nei dolci e nei prodotti da forno: “Se si mandano in circolo zuccheri semplici, l’insulina viene scaricata improvvisamente e si può creare anche una iperlipidemia. Questa situazione porta ad un aumento dell’ossidazione e ad un aumento della disfunzione endoteliale che alla lunga produce danni anche a livello cardiovascolare”, spiega il professor Gazzaruso.


Non conta la genetica, ma la dieta —

L’importanza di questo studio è data anche dal fatto che è stato condotto con partecipanti dei cinque continenti, quindi senza influenze da parte della genetica: “Significa che il danno non ha cause diverse da quelle innescate propriamente dall’indice glicemico degli alimenti, che porta all’assorbimento rapido del glucosio che si riflette sui vasi”, sottolinea il professor Gazzaruso. “Va notato che a creare danni è l’iperglicemia post-prandiale, quella che si ha dopo aver mangiato, legata all’indice glicemico dei cibi: è questa che aumenta il rischio cardiovascolare, molto di più della glicemia del mattino”.


Possibili effetti anche a livello di tumori —

Ma i danni innescati da una eccessiva produzione di insulina generata dagli zuccheri semplici non finiscono qui. “Un eccesso di insulina circolante è un fattore di crescita per i tumori, li favorisce, in particolare i due più comuni, ovvero quello alla mammella e quello al colon. Questo dato, però, non è legato ad una iperglicemia del momento, bensì ad una iperinsulinemia cronica che si ha nei soggetti con insulino-resistenza, che siano diabetici o semplicemente obesi”, chiarisce il professor Gazzaruso. “Come società scientifiche di tutto il mondo abbiamo ormai assodato l’importanza di ridurre la quantità di zuccheri semplici che si assumono nella dieta”.


La dieta sana per il rischio cardiovascolare: quella mediterranea vera —

Fatte queste premesse, la cosiddetta dieta mediterranea a base di pasta e pizza sembra venir meno nelle proprie basi… “Infatti la vera dieta mediterranea non si fonda sui cereali raffinati. La dieta mediterranea originaria prevedeva molti legumi (ricchi di fibre e proteine), verdura, frutta, molto pesce (anche quello grasso, ricco di omega 3), olio extravergine di oliva, uova e un po’ di carne. Con questo non si vuol dire che ci siano degli alimenti vietati. Negli sportivi, ad esempio, gli zuccheri semplici prima di un’attività sportiva danno una buona dose di energia. In generale, la pizza si può mangiare, non in maniera frequente e preferendo l’impasto integrale. Purché lo si faccia con la consapevolezza del circolo dannoso che viene innescato dagli zuccheri semplici”.

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