Nasa, 500mila euro a chi inventa il cibo per lo spazio

nasa,-500mila-euro-a-chi-inventa-il-cibo-per-lo-spazio

Lo scorso gennaio la Nasa e l’Agenzia spaziale canadese hanno lanciato la Deep Space Food Challenge, una sfida per inventare il cibo del futuro destinato alle missioni nello spazio, in particolare quelle su Marte, ma non solo. Dovranno essere alimenti sani, gustosi e riproducibili a bordo delle navicelle in caso di lunghi viaggi spaziali. Inoltre il cibo dovrà essere preparato con il minimo di risorse e produrre meno scarto possibile. Il compenso per chi riuscirà in questa “missione gastronomica” sarà di 500mila dollari.

Cibo del futuro, per lo spazio e non solo

Per chi fosse interessato, sappiate che c’è tempo fino al 30 luglio, termine della challenge, per ideare nuove tecnologie e sistemi di produzione alimentare innovativi e tentare di guadagnarsi l’ingente premio. Per la Nasa gli alimenti con le caratteristiche richieste non rappresenterebbero solo una soluzione per il nutrimento nello spazio, ma anche per quello sulla Terra, per garantire l’alimentazione in ambienti estremi, regioni scarse di risorse o luoghi devastati da disastri naturali.

Un toast spaziale

In attesa di sapere se qualcuno riuscirà a inventare il cibo per lo spazio, noi vi proponiamo quest’idea da portare a tavola: un simpatico toast per tutti i bambini appassionati di spazio che da grande vorrebbero fare gli astronauti! Da una fetta di pane integrale ricavate una forma tonda per il casco da astronauta (aiutatevi con un piccolo coppapasta) e ritagliate anche la sagoma della tuta spaziale utilizzando, per esempio, uno stampo per biscotti a forma di omino. Preparate anche l’asta della bandiera tagliando una piccola striscia di pane. Utilizzate invece del formaggio con i buchi per creare, utilizzando un coltello, la visiera del casco, la superficie lunare, le stelle e la stoffa della bandiera. Decorate infine con dei mirtilli per richiamare con il colore blu l’oscurità dell’universo. (Foto Istock).

Recommended Articles

Leave a Reply