L’uovo di Dante: la ricetta del Trecento

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Sul celeberrimo Dante, autore della Commedia che fu detta Divina, gli aneddoti si sprecano. Sappiamo tra l’altro che era dotato di una formidabile memoria, per quanto di carattere non troppo affabile. I cronisti del suo tempo raccontano che Dante, finché rimase nella sua città, amava bighellonare in giro e fermarsi anche a pensare, magari seduto su un sasso davanti al suo «bel San Giovanni». Un giorno uno sconosciuto lo incrociò e senza tante cerimonie gli pose una domanda: «O Dante, ma qual è per voi il cibo più buono?». E lui, noto per la sua frugalità, rispose con semplicità: «L’ovo». Fine della conversazione lampo. Passa del tempo, succede di tutto, guelfi neri e bianchi si azzuffano, Dante comincia a darsi alla politica. Nello stesso luogo, un anno dopo, si incontrano di nuovo, lui e lo sconosciuto. E quest’ultimo, come se fosse passato un minuto, gli chiede a bruciapelo: «E con che cosa?». Ora, qualunque altro mortale avrebbe risposto: «Ma di che parli, scusa?». Dante no. Dante, nella leggenda dei suoi ammiratori, si ricorda benissimo e gli risponde, senza fare una piega: «Col sale», e in un tono come dire: ovvio, no? Faccia smarrita del tipo che voleva metterlo alla prova, magari per scommessa, chissà, e figurone di Dante cui va un applauso che risuona nei secoli, sia per la memoria sia per la scelta. Probabilmente lui intendeva l’uovo crudo, fresco, da gustare in tutta semplicità, con appena un pizzico di quella cosa preziosa che era il sale a quei tempi. La ricetta a base di uova che vi proponiamo qui è ripresa e tradotta da uno dei più antichi ricettari dell’Occidente cristiano, il Liber de coquina: redatto in latino volgare tra il XIII e il XIV secolo alla corte angioina di Napoli, è tra le più importanti testimonianze sugli usi alimentari tardo-medievali a tavola.

Umile, ma spesso disponibile e nutriente, l’uovo è molto presente sulla tavola del Medioevo e, in un’epoca in cui i significati nascosti delle cose sono importantissimi, è tenuto in gran conto anche per il suo valore simbolico. Ex ovo omnia, ogni forma di vita viene dall’uovo, dicevano gli antichi. Non a caso l’uovo è poi diventato l’emblema della Resurrezione e della Pasqua.

Frittatina alla moda del Trecento

Ammorbidisci 120 g di pancarré senza crosta in 160 g di latte di mandorla non zuccherato; aggiungi 8 uova, sala e mescola bene. Unisci 1 bustina di zafferano e le spezie che ti piacciono (prova il misto toscano per il panforte). Ora sciogli del burro in una padella di 20‐22 cm di diametro, in modo che la frittata non venga troppo sottile. Cuoci a fiamma viva fino a fare rapprendere la base, poi coperchia, riduci la fiamma e cuoci per 10‐15 minuti.

Tipici della cucina medievale il latte di mandorla, lo zafferano e le spezie.

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