La ristorazione a scuola nella ricerca Ipsos: i genitori promuovono la mensa e hanno fiducia nella ripartenza 

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    La scuola è un luogo di apprendimento a 360°, dove i bambini e le bambine possono non soltanto imparare ciò che viene proposto durante le lezioni, ma intrecciare anche relazioni sociali e sviluppare sane abitudini alimentari, ad esempio durante i pranzi nelle mense scolastiche. L’importanza imprescindibile di questo spazio educativo è risultata ancor più evidente quando, a partire dal marzo 2020, la pandemia da Covid-19 ha portato alla loro chiusura e al ricorso alla Didattica a distanza.

    Scuole chiuse, dunque, significa anche meno occasioni di socialità e di interrelazione e impoverimento dal punto di vista alimentare. Proprio questo secondo aspetto – ossia, il modo in cui il lockdown ha avuto un impatto sulla dieta dei bambini e quali sono le speranze delle famiglie nei confronti del nuovo anno scolastico – è oggetto di un’indagine condotta da IPSOS per CIRFOOD, dal titolo “La ristorazione a scuola: aspettative delle famiglie nel post-Covid e la desiderabilità/essenzialità del servizio”.

    “Oltre che dal punto di vista nutrizionale” ha dichiarato Chiara Nasi, Presidente CIRFOOD, “crediamo da sempre nella responsabilità sociale e formativa che il servizio di ristorazione scolastica ha nei confronti dei bambini, ma oggi più che mai, in un contesto in cui la povertà alimentare e la malnutrizione risultano essere in crescita esponenziale, intendiamo continuare ad impegnarci affinché tutti possano accedere ad un pasto sicuro e di qualità”.

    Scopriamo più da vicino ciò che è emerso dall’indagine presentata in occasione dell’apertura dell’anno scolastico 2021/2022.

    Genitori, figli e alimentazione: i dati della ricerca IPSOS

    Sono state 1080 le interviste raccolte da IPSOS, rappresentative di un campione di genitori con figli di età compresa tra i 6 e i 10 anni, che abitano in Italia sia in aree dove è attivo il servizio di ristorazione scolastica, sia in comuni scoperti. In primo luogo, è stato importante indagare il livello di consapevolezza alimentare e le abitudini di consumo durante il lockdown e con la didattica a distanza, e i dati di IPSOS non sono incoraggianti.

    Bambini che mangiano male

    EvgeniiAnd/shutterstock.com

    Solo nel 41% delle famiglie si è mangiata frutta quotidianamente e ancor meno verdura (29%). Raramente, inoltre, sono stati portati in tavola prodotti biologici e a km0 con regolarità: solo una famiglia su dieci ne ha consumati tutti i giorni. Sempre presenti in casa, invece, sono stati snack dolci e salati, formaggi, affettati.

    In sintesi, nelle famiglie italiane non si è seguito un modello alimentare bilanciato e sono mancate costanza e continuità nel consumo di quei cibi – frutta, verdura, ma anche legumi – che compongono una dieta salutare.

    Covid-19 e salute dei bambini: cosa è successo con la chiusura delle mense scolastiche?

    Nel momento in cui le scuole sono state chiuse, la responsabilità alimentare dei bambini e delle bambine è ricaduta completamente sulle famiglie. Secondo i dati raccolti da IPSOS, durante il lockdown, l’alimentazione dei più piccoli è stata irregolare, meno completa e articolata. I genitori hanno rilevato una maggiore difficoltà nell’organizzazione e, di conseguenza, un ulteriore sbilanciamento dell’equilibrio alimentare, spesso privo di cibi nutrienti ed essenziali per la crescita, come, ad esempio, frutta, verdura e pesce.

    mense chiuse

    KAZIM CANBERK SEZER/shutterstock.com

    Gli effetti sono preoccupanti: secondo i dati di IPSOS, durante il lockdown, con la didattica a distanza e in assenza del servizio di refezione, addirittura quasi 1 bambino su 3 è aumentato di peso.

    L’inaccessibilità delle mense scolastiche ha avuto un forte impatto anche sull’organizzazione familiare e, in particolare, sulle madri. Il 40% degli intervistati ha dovuto interrompere l’attività lavorativa durante la chiusura delle scuole – o rientrare a casa dall’ufficio chiedendo dei permessi – per poter preparare i pasti ai bambini che, comunque, nel 35% dei casi erano costretti a pranzare da soli.

    La preoccupazione è, dunque, duplice: da un lato, l’emergenza Covid-19 ha fatto perdere l’elemento di socialità e il valore della condivisione dei pasti, dall’altro ha indebolito l’apprendimento di informazioni chiave a proposito di un’alimentazione sana e bilanciata che, a scuola, venivano veicolate proprio durante il momento del pasto.

    Ritorno a scuola: le aspettative delle famiglie

    Fortunatamente, nel frattempo la scuola è ricominciata in presenza, assecondando la speranza delle famiglie che nell’indagine hanno espresso fiducia nella ripartenza, anche rispetto alla riapertura delle mense scolastiche. Il 76% del campione intervistato da IPSOS, infatti, ha dichiarato di sentirsi tranquillo all’idea della riapertura di tale servizio, seppur evidenziando l’esigenza di conoscere i dettagli di come verranno gestiti i pasti.

    Ai servizi di ristorazione scolastica vengono riconosciuti alcuni aspetti positivi rilevanti, tra cui il fatto che in mensa i bambini hanno la possibilità di accedere a un menu sano ed equilibrato e possono condividere un momento di convivialità. Il 90% dei genitori afferma con convinzione, infatti, che il pasto in mensa svolge un ruolo di aggregazione, svago e confronto con i compagni. Ma non solo, anche di educazione al consumo consapevole: molto importante è infatti la possibilità di imparare a differenziare con cura i rifiuti e a non sprecare il cibo, ad esempio.

    La mensa scolastica, assume, quindi un fondamentale ruolo formativo per i bambini in età scolare. Un concetto su cui concordano anche i genitori che non hanno la possibilità di fruire del servizio o che optano invece per il tempo ridotto. I vantaggi sono anche organizzativi: grazie alla scuola, è possibile dedicare più tempo ad altre attività e non pesare sulla famiglia per la preparazione del pranzo.

    A proposito della ristorazione scolastica, “è riconosciuto dalle famiglie italiane il valore economico e strategico del nostro settore, a riprova dell’importanza che ricopre per la ripresa del Paese” continua Chiara Nasi. Infatti la ricerca di IPSOS per CIRFOOD fa emergere come le famiglie apprezzino l’impatto sulle imprese del territorio (88%) e la creazione di posti di lavoro, in particolare nell’ambito dell’occupazione femminile (85%).

    Per saperne di più, a questo link è possibile scaricare tutti i contenuti della ricerca “La ristorazione a Scuola: aspettative delle famiglie nel post-covid e la desiderabilità/essenzialità del servizio”.

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