Insulino-resistenza e dieta, i consigli del nutrizionista

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Dall’importanza dell’indice glicemico dei cibi agli alimenti da evitare: il punto del dottor Sacha Sorrentino sull’insulino-resistenza

Maria Elena Perrero

Insulino-resistenza: una condizione caratterizzata dalla necessità di usare quantità di insulina superiori alla norma per mantenere la glicemia entro livelli normali, evitando di arrivare a situazioni di prediabete o di diabete di tipo 2. E se l’attività fisica è fondamentale per contrastare l’insorgere di diabete, come più volte abbiamo ricordato su Gazzetta Active, anche la dieta svolge un ruolo importante. “E soprattutto è fondamentale considerare l’indice glicemico dei cibi”, ovvero quel valore che indica quanto un alimento riesce ad innalzare  i livelli di glucosio nel sangue in un certo periodo di tempo, sottolinea il dottor Sacha Sorrentino, biologo nutrizionista, specializzato in nutrizione sportiva. Ma oltre all’indice glicemico, come si può contrastare e prevenire l’insulino-resistenza con la dieta? E, prima ancora, come si può arrivare ad una diagnosi di insulino-resistenza?

Cos’è l’insulina?

“Prima di tutto, chiariamo che cos’è l’insulina”, esordisce il dottor Sorrentino. “Si tratta di un ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas per favorire il trasporto e l’immagazzinamento del glucosio, lo zucchero del sangue, nelle cellule del muscolo scheletrico, del tessuto adiposo e del fegato, dove può essere utilizzato come fonte energetica”.

Cos’è l’insulino-resistenza?

“L’insulino-resistenza consiste nella diminuzione della capacità delle cellule di rispondere all’azione dell’insulina. Le cellule con ridotta sensibilità all’insulina non sono in grado di trasportare il glucosio al loro interno, pertanto la glicemia rimane elevata ma le cellule risultano carenti di energia. A questo punto il pancreas cerca di compensare la diminuzione dell’arrivo di glucosio nelle cellule producendo quantità maggiori di insulina. Di solito, per un lungo periodo, anche anni, il pancreas riesce a compensare questa richiesta senza sviluppare un diabete di tipo 2 o alimentare; in altri casi la richiesta al pancreas supera la sua capacità di produrre glucosio, determinando iperglicemia persistente e sviluppo del diabete di tipo 2″.

Quali sono i segnali che ci possono indicare una situazione di insulino-resistenza?

“Sicuramente un incremento ponderale, di peso corporeo, ma soprattutto un aumento della percentuale di grasso in alcune aree localizzate: in particolare sul girovita, sui fianchi, nell’interno coscia e sul tricipite”.

Come si arriva ad una diagnosi di insulino-resistenza?

“Non esiste un singolo test in grado di identificare una condizione di insulino-resistenza. Per identificare un soggetto insulino-resistente devono essere considerati diversi fattori. Da tenere sotto controllo soprattutto sono i valori della glicemia, dell’emoglobina glicata, della fruttosamina e la curva da carico, relazionati poi al profilo lipidico, renale ed epatico”.

Quali sono le cause principali?

“Le cause che determinano insulino-resistenza non sono totalmente note. L’origine sembra multifattoriale, principalmente riconducibile all’obesità ed alla mancanza di esercizio fisico, con coinvolgimento anche di fattori genetici ed etnici”.

Come si combatte l’insulino-resistenza a livello di dieta?

“Sicuramente prestando attenzione ad eliminare tutti i prodotti raffinati, gli alimenti ricchi di grassi idrogenati, alcolici, carni rosse, bevande zuccherate. Dobbiamo conoscere il ritmo circadiani dell’insulina ed abbinare una dieta specifica costruita su misura”.

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