Il vino adesso teme le politiche dell’Europa per la riduzione dei consumi di alcol

il-vino-adesso-teme-le-politiche-dell’europa-per-la-riduzione-dei-consumi-di-alcol

Due documenti mettono in apprensione i produttori di vino: da una parte il Piano anticancro Europeo, dall’altro l’implementazione della Global strategy Oms. L’obiettivo è ridurre l’assunzione di alcol nei prossimi anni può mettere a rischio il settore?

L’allarme era scattato lo scorso febbraio, quando la Commissione Ue aveva presentato il Piano anticancro, in cui, tra le altre cose, si puntava il dito contro il consumo di vino (vedi articolo “Vino sotto attacco? quel piano Ue contro il cancro che fa tremare la filiera”). Nessuna doccia fredda, quindi. Ma adesso il pericolo si fa ancora più concreto, perché a rincarare la dose, dopo l’European beating cancer plan, si è aggiunto il rapporto di implementazione della strategia alcol dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (il secondo draft è stato rilasciato il 4 ottobre), il cui obiettivo dichiarato è ridurre del 20% il consumo di alcol entro il 2030.

Ed è su questo che si stanno confrontando gli Stati membri dell’Oms, con la possibilità di fare le proprie proposte e osservazioni nel corso di questo mese, per poi arrivare alla sua adozione entro fine anno. “Sia chiaro che noi condividiamo tutte le osservazioni relative al bere in maniera consapevole” spiega a Tre Bicchieri il presidente di Wine in Moderation e vicepresidente Uiv Sandro Sartor “ma sono le modalità di consumo che vanno attenzionate, non il consumo di per sé, altrimenti si sbaglia obiettivo e si finisce per adottare misure generalizzate: dalla riduzione di pubblicità alla riduzione della disponibilità del prodotto fino a una maggiore tassazione”.

Che cosa dice il documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Tra le buone notizie, però, Unione Italiana Vini osserva che nell’ultima bozza dell’Oms, rispetto a quella pubblicata nel mese di giugno, la locuzione “harmful use of alcohol” (consumo dannoso di alcol) è andata a sostituire il termine generico di “alcohol”. Ciò significa che quella riduzione dei consumi del 20% non riguarderà tutto il pacchetto (d’altronde non si parla mai di vino in maniera esplicita). Tuttavia, le preoccupazioni restano perché, come spiega l’associazione “in altri passaggi torna il riferimento all’acol in tutte le sue accezioni e, quindi, le misure suggerite dall’Oms riguarderebbero anche il vino”.

No alle ricette uguali per tutti è, quindi, la posizione Uiv: “Le proposte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, sono misure restrittive che non tengono conto dei singoli Paesi e dei singoli comparti. Inoltre, il documento attacca i programmi del bere con moderazione (vedi Wine in Moderation; ndr), già adottati da tanti Paesi tra cui l’Italia. Il motivo? Sarebbero realizzate dalle industrie dell’alcol e, quindi, considerate delle azioni di marketing, anziché delle vere campagne contro l’abuso di alcol. Per noi, invece, è fondamentale che sia lo stesso mondo del vino a fare delle campagne per distinguere tra ciò che è consumo a tavola, stile di vita e dieta mediterranea e ciò che è semplicemente abuso”.

Il Mipaaf chiama a raccolta il Tavolo del Vino

Motivo per cui, pochi giorni fa (il 5 ottobre), il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, insieme al sottosegretario con delega al vitivinicolo, Gian Marco Centinaio, ha convocato il Tavolo del vino per la seconda volta dal suo insediamento (la prima volta dal vivo), mettendo insieme le principali sigle di settore – Assoenologi, Cia, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini, Unione Italiana Vini e Alleanza delle Cooperative Italiane – che avevano sollecitato un vertice urgente per discutere delle questioni più impellenti riguardanti il comparto. All’ordine del giorno – oltre al caso Prosek che da qualche settimana sta infuocando gli animi – proprio il piano anticancro e la Global Strategy on alcholics dell’Oms.

“Entrambi i documenti” ha spiegato la Filiera “sono in una fase piuttosto avanzata della discussione: è fondamentale che l’Italia porti avanti con atti ufficiali, in tutte le sedi opportune, istanze di equilibrio, buon senso e ragionevolezza, elementi che da sempre contraddistinguono la posizione italiana, evitando raccomandazioni fiscali e normative di tipo proibizionistico che, lungi dal colpire l’abuso, hanno il potenziale di infliggere un danno ingiustificato a un settore fiore all’occhiello dell’agroalimentare del nostro Paese e che penalizzano proprio il consumo moderato di vino, uno dei componenti principali della dieta mediterranea riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità”.

A rischio il budget per la promozione

Le linee guida che verranno fuori dall’Oms, così come le indicazioni del Piano anticancro attese per il 2022 (al momento in discussione al Parlamento Ue) – è bene dirlo – non avranno valenza normativa. Resta il fatto, però, che saranno documenti politici con degli orientamenti che i Paesi membri non potranno ignorare, in termini di marketing legato al vino, alert in etichetta (sulla falsa riga di quanto avviene già con le sigarette) e, da ultimo, anche in termini di budget legato alla diffusione di acol. Sebbene i due piani non parlino esplicitamente di fondi Ocm, è chiaro che, dopo aver riconosciuto e certificato la pericolosità di un prodotto, risulterebbe quantomeno paradossale finanziarne la diffusione. Da qui la paura per i programmi di promozione.

A tal proposito, le associazioni vitivinicole, nell’incontro a via XX Settembre, hanno ribadito la necessità di essere coinvolte nella definizione del piano nazionale di comunicazione istituzionale che il Mipaaf ha deciso di adottare, in seguito all’avvio della riforma europea che rischia di escludere i prodotti vitivinicoli dalla possibilità di accedere al budget dedicato. Ogni anno, sono più di 100 milioni i fondi destinati alla Promozione del vino italiano all’estero. Misura che ha portato in poco più di dieci anni il settore a passare da 4 miliardi di euro ai possibili 7 miliardi di questo 2021. Veder sfumare questi fondi significherebbe ritornare indietro di un decennio, con l’aggravante dello stop forzato dello scorso anno dovuto al Covid.

“Non si può mettere in discussione il valore della sana promozione del vino” ha detto il ministro Patuanelli “Bisogna informare il consumatore e accrescere la sua consapevolezza al consumo. Il tema della promozione è centrale perché il consumatore va informato e non condizionato. È la stessa battaglia che portiamo avanti contro il Nutriscore, un sistema che condiziona anziché informare”.

a cura di Loredana Sottile

La versione completa di questo articolo è stata pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri dell’8 ottobre 2021

Per riceverlo gratuitamente via e-mail ogni giovedì ed essere sempre aggiornato sui temi legali, istituzionali, economici attorno al vino Iscriviti alla Newsletter di Gambero Rosso

Recommended Articles

Leave a Reply