Food Policy a Roma. Finalmente un primo passo da parte del Comune agricolo più grande d’Italia?

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L’Assemblea Capitolina, con molto ritardo, recepisce la delibera presentata dal Consiglio del Cibo, espressione di una società civile determinata a cambiare in meglio il futuro della città. A partire da una politica alimentare che favorisca l’accesso al cibo buono e sano, ripensando i rapporti tra chi produce e chi consuma.

Dal Consiglio del Cibo all’Assemblea Capitolina

Nel 2019, il Consiglio del Cibo per la Food Policy di Roma si costituiva con l’intento di dare al Comune agricolo più grande d’Italia (e tra i più grandi d’Europa, con una superficie agricola totale di 57.948 ettari, pari a circa la metà dei 128.530 ettari totali) un piano strategico sull’agricoltura e l’alimentazione condiviso con la politica. Nel giro di un anno, questa rete fatta di oltre 50 associazioni e personalità del mondo ambientalista, agricolo e accademico proponeva dunque una delibera che ponesse le basi per iniziare a ragionare insieme su una food policy calata sulle necessità della Capitale. C’è voluto un ulteriore anno per arrivare all’approvazione del testo, accolto positivamente dall’Assemblea Capitolina, che all’unanimità recepisce la proposta con un atto di indirizzo. Ora si potrà procedere a dotare la città di una politica del cibo sostenibile, a fronte di sfide sempre più stringenti per assicurare pari opportunità nell’accesso a un cibo buono e sano, a partire – per esempio – dalla regolamentazione dei rapporti tra città e campagna, come tante città del mondo – da New York a Toronto, a Milano – hanno già fatto.

Orme

Perché Roma deve dotarsi di una food policy

Finora, spiegano i firmatari della proposta ora recepita dalle istituzioni, Roma ha fondato le sue politiche del cibo su strategie frammentate e settoriali. Mentre è importante procedere per elaborare un quadro normativo che migliori la vita di chi produce e di chi consuma sul territorio. In tal senso, il Consiglio del Cibo ha già avanzato le prime priorità che dovrebbero comporre l’agenda di una food policy all’avanguardia: garantire l’accesso a un cibo ecologico, riducendo al contempo gli sprechi; fermare il consumo del suolo; favorire il ricambio generazionale nel settore agricolo, mettendo a bando terreni pubblici abbandonati; potenziare la qualità dei prodotti nelle mense scolastiche; sostenere le esperienze di economia solidale (come i Gas) e i mercati contadini; potenziare l’accesso dei coltivatori diretti nei mercati rionali della città, per sostenere seriamente le filiere corte.

In favore dell’accesso al cibo

Tutto nel quadro di una politica volta a sostenere i diritti dei cittadini e l’economia del territorio, specie nello scenario aperto dalla pandemia, come spiega Fabio Ciconte, direttore di Terra!, tra le associazioni promotrici della food policy: “Anche a Roma le fasce più fragili della popolazione hanno visto crescere la difficoltà di accesso a un cibo sano e prodotto sul territorio. La povertà alimentare, dunque, è uno degli obiettivi più urgenti che una food policy oggi può perseguire. La politica deve lavorare per ridurre le diseguaglianze: con la food policy potrà farlo rafforzando al contempo i legami tra campagna e città, fra produzione e consumo, tra cibo e salute”. Nel territorio comunale, sono circa 140mila le richieste di aiuto alimentare da parte delle famiglie ogni anno, e l’emergenza sanitaria non ha fatto che peggiorare la situazione. Ripensare il rapporto tra produzione e consumo, riducendo gli sprechi alimentari e valorizzando le risorse locali, favorisce anche la filiera della solidarietà. Ed è tutto il gruppo di lavoro riunito nel Consiglio del Cibo, espressione di una società civile determinata a sollecitare un cambiamento, a mostrare la propria soddisfazione per il risultato (solo il primo di un lungo percorso) raggiunto: “La delibera va a sanare anche una ferita, una mancanza, in quanto il Comune di Roma aveva da diversi anni firmato il ‘Patto di Milano’, ossia l’accordo tra circa 220 città a livello mondiale impegnate a realizzare una politica del cibo nel proprio territorio”, spiega al Messaggero il professore Davide Marino del Consorzio Universitario CURSA.

Nel territorio di Roma Capitale sono presenti circa 2.656 aziende agricole, 127 mercati rionali, oltre 55 Gruppi di acquisto Solidale (GAS). Tutti potranno partecipare e beneficiare di questo cambio di passo. Il lavoro comincia adesso, con l’auspicio che si faccia tutto il possibile per recuperare il tempo perso finora. La giunta capitolina dovrà attuare entro sei mesi “un proprio Piano del Cibo, quale documento strategico che definisca la visione, i principi e le linee guida da seguire nei processi decisionali e nelle pratiche”, come specificato all’articolo 2 del testo approvato.

a cura di Livia Montagnoli

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