Bulimia: i sintomi di un’epidemia nascosta e i consigli per aiutare chi ne soffre

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E’ un disturbo del comportamento alimentare più insidioso dell’anoressia e del binge eating disorder perché meno facilmente identificabile. Ma dai rischi elevati, come spiega il dottor Stefano Erzegovesi

Maria Elena Perrero

Bulimia: un’epidemia nascosta. “Se la persona che soffre di anoressia ha un aspetto deperito e quella che soffre di binge eating disorder è solitamente sovrappeso o obesa, la persona che soffre di bulimia è quasi sempre normopeso, difficilmente riconoscibile. Così è più difficile identificare la malattia e curarla. Ma anche la bulimia, come l’anoressia, è un disturbo alimentare che può creare danni importanti e portare persino alla morte. Per questo è fondamentale affrontarla e curarla”. L’appello arriva dal dottor Stefano Erzegovesi, nutrizionista e psichiatra, primario del Centro Disturbi del comportamento alimentare dell’Ospedale San Raffaele Turro di Milano.


Bulimia, un’epidemia nascosta —

Proprio perché i sintomi e gli effetti della bulimia sono meno evidenti di quelli di altri disturbi del comportamento alimentare come l’anoressia e il binge eating disorder, ci sono persone che possono convivere con la bulimia per anni. “Alcuni ne soffrono addirittura per decenni, senza che nemmeno i familiari stretti, conviventi, lo sappiano”, spiega il dottor Erzegovesi. “Chi soffre di bulimia, inoltre, spesso prova grande vergogna e fatica a riconoscere il proprio stato come una malattia. Pensa che sia una condizione dovuta ad un insieme di cattive abitudini e scarsa volontà. E di conseguenza si giudica negativamente. Se nell’anoressia prevale il controllo, la bulimia è caratterizzata dalla perdita di controllo, quello che la persona chiama mancanza di forza di volontà. Per questo è fondamentale non giudicare chi soffre di bulimia. Il legame tra i due disturbi alimentari, del resto, è molto stretto: in diversi casi la bulimia è una fase successiva del disturbo anoressico, tanto che molti studiosi parlano di continuum anoressico-bulimico”.


I sintomi: come capire se si soffre di bulimia —

Se l’abbuffata ogni tanto, magari in un momento di tristezza, può capitare a tutti, i criteri per la diagnosi di bulimia sono chiari e precisi. “Il primo criterio riguarda le caratteristiche dell’abbuffata: non è mai un pasto abbondante consumato in compagnia, in situazioni di convivialità, ma è un mangiare compulsivamente, rapidamente, in un tempo ristretto, una grande quantità di cibo, eccessiva per quella persona. E’ una abbuffata che si fa quando si è soli, in segreto, provando la sensazione di una perdita di controllo, come se non si riuscisse a fermarsi”, chiarisce il dottor Erzegovesi. “Il secondo criterio riguarda i comportamenti di compenso che vengono messi in atto dopo l’abbuffata, per cercare di smaltire o espellere il cibo divorato. Si hanno forme di compenso di tipo eliminatorio, come induzione di vomito, utilizzo di lassativi, diuretici o altri farmaci. Oppure meccanismi di compenso non eliminatorio, come digiuni successivi all’abbuffata o eccesso di attività fisica. A proposito di attività fisica: la differenza tra uno sport fatto in modo sano e uno fatto in modo ‘bulimico’ risiede proprio nel modo in cui lo sport è vissuto. Se l’attività fisica viene vissuta in maniera consapevole, ascoltando il proprio corpo, ‘assaporando’ la sensazione di benessere che ne deriva, fa sempre bene, con effetti antidepressivi naturali. Al contrario, l’attività fisica compensatoria che può seguire un attacco bulimico è di tipo ossessivo: non si fa sport perché si vuole ma perché ci si sente obbligati. C’è poi un terzo criterio, di tipo quantitativo, per fare diagnosi di bulimia: ci deve essere almeno un episodio di abbuffata, seguita da meccanismi di compenso, ogni settimana. Ed infine, l’ultimo criterio riguarda la valutazione di sé: come nell’anoressia c’è una valutazione di sé troppo influenzata dall’aspetto della forma corporea e del peso”.


Gli effetti fisici della bulimia —

Oltre all’aspetto psicologico, la bulimia può causare problemi fisici anche gravi, che possono arrivare in alcuni casi alla morte: “Nel caso di bulimia con vomito si hanno effetti sullo smalto dei denti, che viene eroso, ma anche una perdita notevole di sali minerali, soprattutto di potassio. Questo può portare al rischio di aritmie cardiache anche gravi, fino all’arresto cardiaco“, avverte il dottor Erzegovesi. Proprio per questo motivo, se si sospetta un caso di bulimia è bene partire da alcuni esami e controlli puramente fisici: “Se un genitore o un medico si trova di fronte ad un sospetto caso di bulimia, dovrebbe suggerire esami del sangue di routine con dosaggio del potassio ed un elettrocardiogramma. Ovviamente questi suggerimenti vanno dati senza alcun atteggiamento giudicante, mettendo in evidenza il bisogno di prendersi cura della propria salute”, sottolinea lo psichiatra.


Come aiutare chi soffre di bulimia —

Per aiutare chi soffre di bulimia, infatti, è fondamentale non aumentare il senso di vergogna che le persone già provano. “Quando ci si rivolge ad una persona bulimica non si dovrebbe mai cominciare le frasi con ‘tu’, ma sempre con ‘io’. Ad esempio: non ‘tu ti stai rovinando’ o ‘tu corri a vomitare’, ma ‘io sto notando che scappi in bagno alla fine di ogni pasto e sono preoccupato’. Oppure: ‘Io sto notando che ti sta venendo la fissazione della palestra ma ti vedo più deperito del solito’. O ancora: ‘Io mi rendo conto che ti stai un po’ ritirando dalle relazioni e voglio condividere con te quello che sto notando’. Tra i segnali a cui prestare attenzione, infatti, ci sono alcuni comportamenti tipici: chi è bulimico tende ad evitare le occasioni conviviali e appena dopo mangiato può andare in bagno per svuotarsi”, ricorda lo psichiatra.


Le cause della bulimia —

Una cosa può accomunare chi soffre di bulimia e chi gli è vicino: il senso di colpa. “Chiariamo subito una cosa: se un figlio o una figlia, un compagno o una compagna soffrono di disturbi del comportamento alimentare non è colpa dei genitori o del partner. Non c’è mai una causa unica. La bulimia è un disturbo a genesi multifattoriale, in cui fattori individuali (dalla predisposizione genetica al temperamento perfezionistico, dalla tendenza agli sbalzi d’umore a sintomatologie ansioso-depressive) si sommano a fattori familiari e socio-culturali (come l’accessibilità al cibo di bassa qualità in grandi quantità, le prese in giro sul corpo per molte ragazze adolescenti, i modelli sociali di magrezza come motivo di successo). La causa è l’insieme, la somma di più fattori di rischio contemporaneamente, e non è mai una sola”, chiarisce il dottor Erzegovesi, che aggiunge: “Tra i fattori di rischio ricordiamo anche gli eventi traumatici. A scatenare un comportamento bulimico possono essere anche eventi subiti in età precoce: abusi fisici, sessuali o trascuratezza“.


La cura della bulimia —

Come le cause, anche la cura della bulimia è combinata: “Sono necessarie almeno tre figure: un medico esperto in disturbi alimentari (che può essere uno psichiatra, un endocrinologo o un internista, ma con una esperienza specifica), un nutrizionista ed uno psicologo. Gli specialisti devono seguire sempre il paziente, a prescindere dal grado di gravità del disturbo alimentare. Nel caso poi di attacchi di abbuffata e vomito particolarmente forti ci sono terapie farmacologiche che aiutano a ridurne la frequenza. Nel caso poi di sintomi depressivi si prescrivere una terapia che regoli l’umore”. Tra gli aiuti non farmacologici che si possono affiancare alla terapia, oltre allo sport fatto in modo consapevole, c’è la meditazione mindfulness: “Una delle tecniche più efficaci per il trattamento delle bulimie gravi, con molti comportamenti di tipo impulsivo, vomito e sbalzi d’umore, è la terapia DBT (Dialectical Behaviour Therapy), ovvero la terapia dialettico-comportamentale che prevede, all’interno del suo percorso, un training di consapevolezza, orientato alla mindfulness, ma anche tecniche di regolazione dell’umore di tipo comportamentale. E’ un percorso di cura per le forme più complesse, molto efficace e gradito ai pazienti”.


Di bulimia si può morire, ma anche guarire —

Che la cura della bulimia sia fondamentale lo dicono i rischi che questa malattia comporta: “Una bulimia non curata tende ad avere un andamento cronico o intermittente“, avverte il dottor Erzegovesi. “Si può quindi riaccendere in fasi di particolare stress e difficoltà, per poi andare in remissione in altri periodi. Se si segue la terapia, in un caso su due si guarisce completamente e in un caso su quattro si sta molto meglio, tanto da poter condurre una vita sociale e familiare normale, seppur con sintomi residui. Purtroppo un caso su quattro cronicizza. Ma la maggior parte dei malati, per fortuna, guarisce”.

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