Bruno Barbieri, il veterano: «Masterchef mi è entrato nell’anima»

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Un trio molto affiatato
Un grande ‘produttore’ di ricette
Cucina, viaggi e moto

I primi passi sulle navi di crociera, la passione per i viaggi e le due ruote potenti, le sette stelle Michelin in carriera e poi Masterchef. Bruno Barbieri è il Giudice per eccellenza del talent che ha contribuito in modo importante a far conoscere a milioni di italiani la professione del cuoco e a diffondere ancora di più la passione per il cibo. Era nella prima serie – con Carlo Cracco e Joe Bastianich – ed eccolo alla vigilia della decima che inizia domani sera, affiancato da Giorgio Locatelli e Antonino Cannavacciuolo. Il 58enne bolognese non è il vecchio saggio, nè lo sarà mai conoscendolo. Ma è il fil rouge dal 2011, quando Masterchef venne trasmesso da Cielo, canale digitale terrestre, e poi replicato da Sky Uno.

Barbieri, anche i suoi compagni di avventura danno l’impressione di divertirsi molto. Ma lei di più, nonostante sia alla decima edizione del programma. Sbagliamo?
«No, perchè Masterchef mi è entrato nell’anima. E’ la versione televisiva di qualcosa che mi è sempre piaciuto nel lavoro. Adoro cercare il talento, lo avrei fatto anche se – invece della cucina – mi fossi occupato di moda o di una scuderia di moto. E’ bellissimo trovare le persone potenzialmente brave e trasmettere quello che tu hai imparato nel tempo. Crei un legame che resta nel tempo. E al tempo stesso è una trasmissione che mi ha fatto scoprire posti nuovi, cuochi emergenti, piccoli produttori…Non mi annoio mai, veramente»

Dopo l’abbandono di Bastianich, si ripropone una ‘trimurti’ che raramente litiga. Molto diversi, sostanzialmente sereni nei giudizi e con ruoli definiti.
«Ma non è scelta autoriale, derivano dal nostro carattere. Da quando ho iniziato a cucinare, sono puntiglioso, tecnico, irascibile a volte: il concorrente non può raccontarmi balle. Antonino è un grande professionista e il ‘fratellone’ che tutti sperano di avere. Giorgio ha quel tocco ‘british’ che conquista. Stiamo bene insieme, difatti la cosa più faticosa che per quattro mesi abbiamo vissuto separati salvo al momento delle riprese».

I lockdown hanno condizionato il programma, quindi.
«A partire dalle preselezioni dei concorrenti effettuate su Zoom sino alla dispensa nello studio, ogni dettaglio è stato curato per evitare problemi. Non è stato facile, sapendo che c’era sempre in agguato il pericolo di dover bloccare le riprese ma la produzione è stata eccezionale, curando ogni aspetto sanitario anche nelle esterne. Senza retorica, è stato decisamente più complicato che nelle nove edizioni precedenti ma avevamo una motivazione in più: regalare agli italiani un minimo di divertimento legato alla passione del cibo, a mio avviso aumentata da marzo in poi»

Rispetto alla prima edizione, Masterchef quanto è cambiato? 
«Sono aumentate le prove dove bisogna saper cucinare bene, soprattutto quelle ‘basi’ che spesso vengono trascurate. Penso allo Skill Test,  che i concorrenti hanno imparato a temere perchè è una sorta di esame a sorpresa. Ma al tempo stesso, il livello degli aspiranti chef è aumentato costantemente e questo ci ha ‘costretto’ a cambiare marcia e a studiare sempre nuove situazioni. C’è un preciso riscontro nel mondo del cibo: in dieci anni ho riscontrato un progresso sensibile sulla cultura degli italiani. Non è che prima mangiavano male ma oggi girano di più, sono molto più informati e pretendono di essere trattati bene quando si siedono in un locale».

Ecco, lo sa che molti suoi colleghi dicono che Masterchef ha peggiorato la clientela dei ristoranti. Perchè pensano di essere super competenti e discutono pure sull’impiattamento.
«Non penso sia colpa del programma: gli italiani sono sempre stati clienti esigenti, lo so da quando ho iniziato nelle cucine. Ma è una questione di storia, di tradizione, di conoscenza che gli stranieri in genere non possono vantare. Da noi quando si va al ristorante o in una trattoria c’è sempre la speranza di essere sorpresi, di uscirne felici. Può capitare che non succeda, ma i nostri cuochi hanno un feeling naturale con il cibo, un tocco in più. Me ne accorgo in ogni viaggio per il mondo: quasi sempre nel locale dove mangio bene, c’è un italiano in brigata»

Un aspetto che le è particolarmente piaciuto di Masterchef 10?   
«La visione internazionale. Tra i venti concorrenti ci sono stranieri cresciuti in Italia. E tra i cuochi intervenuti nel corso delle riprese c’è il numero uno al mondo Mauro Colagreco, che è argentino di origini italiane e lavora in Francia. Poi vedremo Flynn McGarry, il 22enne che sta sconvolgendo la cucina americana e il famoso Jeremy Chan, un inglese di padre cinese e madre canadese. La ‘contaminazione’ culturale, sociale e culinaria è il presente, non il futuro»

Barbieri, da 40 anni lei è nel mondo della ristorazione. Non possiamo chiudere senza chiederle un’opinione sul momento peggiore per chi vive nei locali, da patron come da dipendente
«Inutile girarci intorno: è una situazione drammatica, soprattutto per quanti avevano investito sul 2020, magari con un nuovo locale, e per i più giovani. Ma conosco chi lavora nel settore: hanno tutte le carte in regola per tornare alla grande, non appena arriverà il vaccino e ci saranno le certezze che oggi mancano. Poi in Italia abbiamo due capacità rare: un’artigianalità che anche nel cibo non ha rivali nel mondo e la volontà nel ricostruire quando sembriamo finiti. Sono sicuro: torneremo più bravi di prima»

 

 

 

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