Weekend gourmand in Garfagnana

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Il medievale Ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano, che scavalca il Serchio su tre poderose arcate asimmetriche, è il varco scenografico, e lievemente sinistro, per la Garfagnana. Terra di boscaglie e misteri tra Apuane e Appennini, ieri dimora di briganti e poeti (da Ludovico Ariosto, che ne fu governatore per conto degli Este, a Giovanni Pascoli, che la scelse come buen retiro), oggi territorio di rustici incanti, da scoprire anche e soprattutto a tavola. E questa è la stagione perfetta.

Piatti simbolo dell’autunno garfagnino, i funghi e le castagne, da cui si ricava la farina di Neccio, prodotto dop, alla base di paste fresche, pane, frittelle, ciambelle dolci.

Semplici delizie, che si affiancano a salumi (capolavori di norcineria quali il biroldo della Garfagnana e il prosciutto Bazzone, entrambi Presidio Slow Food), formaggi (il pecorino garfagnino), pregiate trote dei torrenti della Valle del Serchio. E all’immancabile farro.

Una cucina povera e gustosa, che custodisce i suoi segreti in famiglia e li tramanda di generazione in generazione. In Garfagnana, feudo inattaccabile della tradizione, la Michelin non è arrivata. Non aspettatevi, dunque, locali alla moda o ambiziose sperimentazioni gourmet. Qui si gratifica la gola in antichi ristori tutti banconi di marmo, tavoli in legno, sedie impagliate e nelle vecchie osterie di paesi arroccati.

Paesi di pietra dal fascino asciutto e severo. Come Castiglione di Garfagnana, gioiello fortificato con scorci da cartolina, al centro di una costellazione di accattivanti frazioni; Coreglia Antelminelli, nel circuito dei Borghi più belli d’Italia; Castelnuovo di Garfagnana, che ogni primo week end del mese ospita un mercatino del collezionismo e in estate l’International Academy of Music Festival, concerti di musica da camera in sedi piene d’atmosfera: teatri storici, pievi, monasteri, fortezze spettacolari e inespugnabili come le Verrucole, già presidio militare estense.

E ai duchi d’Este apparteneva il Casone di Profecchia (oltre 1300 metri di quota), un tempo stazione di posta sulla strada di valico, ora albergo con cucina, dove si mangia e beve bene al fuoco del camino. Il filo della memoria, papillare e poetica, porta a Gallicano, dove c’è ancora il Ritrovo del Platano, l’osteria prediletta dal Pascoli, di cui a Castelvecchio Pascoli fuori Barga si visita la casa-museo. È la settecentesca Villa Bicocca, custode di oggetti personali, arredi (compresa la cucina), memorie letterarie; dall’altana si abbraccia un panorama di ampi orizzonti, che sfiora la Lucchesia da una parte e la Versilia dall’altra.

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