Trecca: cucina di mercato figlia di Roma e dei suoi ricordi

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21 Maggio 2021

di Pietro Bernabini

Tradizioni culinarie romane tramandate e reinterpretate, adattate a esigenze comunicative accattivanti e mai banali, confluiscono in via Alessandro Severo a Roma. Per Nicolò e Manuel Trecastelli di Trecca, fratelli e fondatori, la romanità è una cosa importante. E non solo i piatti, ma di tutto un mood ben più ampio, legato a principi di nobilissima caratura di ospitalità e “sentite a casa tua”. Grazie agli insegnamenti di nonna e alle skills ottenute durante gli studi di marketing e comunicazione, i due soci-fratelli, sono riusciti a creare una realtà ormai (meritatamente) solida e affermata in un panorama romano che continua a rinfrescarsi.

All’entrata, sulla sinistra, una lavagna che riporta a scuola, con i piatti del giorno scritti con il gesso come gli ultimi calcoli da apprendere prima di scendere a ricreazione. Tavoli e sedie di legno, tovagliette di carta paglia, stoviglie bianche contraddistinte da motivi floreali tracciati dalla punta di un pennello. Tutto ciò che serve a creare un’atmosfera che evoca ricordi e sensazioni di casa.

Verso questa direzione spingono i piatti. Tra gli antipasti, da lacrime il padellotto, un pentolino composto da rigaglie di pollo della Fattoria Pulicaro e mini patate al forno. Una vera e propria firma dei Trecca’s. Così come i fantomatici spiedini di pajata alla brace.

Tra i primi, i classici della cucina romana eseguiti “come se deve”, la Carbonara in veste pasta corta, con il rigatone, il bucatino all’amatriciana servito nella ciotolona, ricordo di mille pranzi in hangover.  un’altalena temporale gastronomica che strappa consensi e sorrisi Poi la coda alla Vaccinara, tenera e succulenta, il coniglio alla cacciatora affogato nel suo fondo. Per concludere con dolci che cambiano continuamente, figli dell’estro e della creatività di Nicolò, dispensatore di eno-consigli più che azzeccati. La verità è che, da quando ti siedi a quando ti alzi per andar via, sei totalmente in balia di piatti che ti prendono e ti riportano nel passato. A quando nonna ti spiegava con il cibo, quanto ti volesse bene. È una piacevole sensazione, essere passeggeri di questa altalena temporale che strappa consensi e sorrisi, ospiti di un’osteria contemporanea dove i ricordi diventano piatti.

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