Statua della porchetta, dal cielo arriva il nulla osta di Sant’Antonio

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Correva l’anno 1997. Sì, un secolo fa (24 anni fa, suvvia) un conio fa (l’euro era un progetto e nelle tasche c’erano le lirette), atmosfera natalizia, e per forza era il 14 dicembre, quando a Castelnuovo Rangone (Mo) fu inaugurato il monumento al maiale. Realizzata da Kee Sansen e posta fra il Torrione e la Chiesa di San Celestino, la piccola statua in bronzo raffigura l’animale simbolo dell’economia castelnovese.

Sant'Antonio dice sì

Sant’Antonio dice sì

Rapida, e pertanto con insito rischio di errore, l’indagine in emeroteca, ma proprio non sembra che le cronache dell’epoca riportassero dissenso della popolazione. Anzi, da allora, la statua è diventata una delle immagini più note del paese e uno dei giochi preferiti dei bambini che si divertono moltissimo a cavalcarla.

Ed oggi, nella Caput Mundi, terzo decennio del ventunesimo secolo, con gli euro in tasca e il Recovery Plan a suggerire nuove vie per strutturare economia e società, la statua raffigurante la porchetta, nel quartiere Trastevere, desta stupore, suscita critiche e dissensi aspri e rumorosamente espressi.

Al netto dell’opinione circa la pregevolezza estetica del manufatto artistico, per definizione opinabile (appunto, opinione), molto sorprende il fracasso d’intorno. Per capirne di più abbiamo intervistato chi di maiale ha competenza somma e trascendente: Sant’Antonio Abate che nella job description dei Santi è annoverato proprio protettore di tutti i maiali.

V: Antonio venerabile, buongiorno.

A: Vincenzo, buongiorno. Gennaro mi ha parlato di te. Scusa ma ho poco tempo. Massimo tre domande veloci.

V: Antonio, perché voi siete il protettore di tutti i maiali?

A: E prima di chiedere a Gennaro di accondiscendere a ché io mi lasciassi intervistare, non potevi documentarti? Ad ogni modo, visto che non lo sai, te lo dico io. Io fui ispiratore del monachesimo occidentale e ingaggiai battaglie contro i demoni. E siccome secondo la credenza popolare il diavolo s’incarnerebbe nel maiale, così le mie immagini con accanto un porco sottomesso, hanno finito per farmi diventare anche il protettore di tutto il bestiame, suini in particolare.

V: Antonio, avete saputo delle proteste a Trastevere per via della statua raffigurante la porchetta? Cosa ne pensate?

A: Siamo off-record e ti dico come la penso oppure vuoi una dichiarazione di facciata?

V: Antonio, facciamo così, ditemi proprio come la pensate veramente e poi me la vedo io. Tanto, Voi siete Santo, a Voi nessuno Vi tocca.

A: Hai ragione, io sono Santo. Che mi possono fare a me? Niente, proprio niente. Dunque, io penso che la statua alla porchetta ci voleva proprio. Anzi, mi domando perché non ci avete pensato prima, laggiù nella città di Pietro, a farla prima. Mica vi mancano scultori e piazze da riempire con statue. Le statue a cosa servono, se non ad eternare gli evergreen, i giganti della storia, in breve, per dirla tutta, coloro i quali non morranno mai. E vedi se la porchetta non merita la statua. Esiste da sempre, da quando esiste il maiale, praticamente. Ma Voi lo sapete o ve lo siete dimenticato o i vostri nonni non ve lo hanno detto che del maiale non si butta via niente?

V: Sì, lo sappiamo.

A: E non dimenticatevelo. Il maiale ha sempre rappresentato la cassaforte alimentare delle Vostre comunità contadine, ed è stato baluardo indispensabile contro la fame. Morfologicamente, ai miei tempi, i maiali erano assai diversi da quello rosa di oggi che vi fanno vedere nei cartoni animati. Il colore del manto del maiale di una volta era scuro, rosso o nerastro. Veniva allevato nei boschi dove si alimentava con ghiande e prodotti naturali; era snello, di testa grande e lunga, grifo appuntito, orecchie corte ed erette, con i denti canini bene in vista. Una di queste razze autoctone era la cinta senese la cui immagine si può ammirare nell’affresco del Buon Governo dipinto dal Lorenzetti nel palazzo comunale di Siena.

V: Ma perché il maiale era così diffuso e festeggiato già nel passato?

A: Semplicemente perché il bestiame di grandi dimensioni veniva destinato al lavoro nei campi, le pecore e le capre servivano per la produzione di latte, lana e pelli, mentre l’allevamento del maiale garantiva carni facilmente conservabili se salate, affumicate o insaccate.

V: Antonio, in confidenza e detto tra noi, a mangiare la carne di maiale si fa peccato?

A: Sì, effettivamente si fa peccato. Se mangiate la carne di maiale facendovi, faccio degli esempi, un panino con il prosciutto oppure un panino con il salame, oppure ancora salsicce con i friarielli, e magari a Natale il cotechino e lo zampone e ancora, vi mangiate il culatello, la mortadella, la pancetta, la soppressata e tanto altro ancora e mai, dico mai, vi deliziate con la porchetta, allora sì che fate peccato. Peccato di omissione: Vi state privando di uno dei più grandi piaceri del palato. Mi raccomando, allora: non peccate!

V: Antonio, grazie per il tempo dedicatoci. Una considerazione finale ce la concedete?

A: Eh, che Vi devo dire, Vincenzo caro. Certo che siete tipi strani. Con questi chiari di luna, con il Covid-19 che vi ha flagellati e che ancora non può dirsi estinto, voi vi state a litigare per la statua della porchetta. Ma fate le persone serie e non portateci ai limiti della nostra santa pazienza nel tollerare i Vostri comportamenti!


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