San Michele punta sul nuovo trend del prosciutto intero a casa

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San Michele nasce come prosciuttificio nel 1978 a San Michele Tiorre, frazione di Felino, alle porte di Parma, nel cuore della “food valley” italiana. L’attività oggi continua sotto la direzione dei figli del fondatore, Daniele e Caterina Cremonesi, e di Claudio Marazzi. Il primo impianto di disosso viene creato nel ’96 e, grazie all’aumento della domanda e di conseguenza dell’attività, si rende necessario costruire uno stabilimento più grande. Nel 2004 l’azienda cresce e acquisisce un nuovo prosciuttificio, “Langhirano 1”. Nel 2009 con la prima linea di affettamento si completa l’offerta affiancando ai prosciutti interi una gamma di prosciutti e salumi affettati in vaschetta. Nel 2015, a fronte di un aumento delle vendite, vengono ampliati di nuovo gli stabilimenti con quello che oggi è il prosciuttificio di punta, “Langhirano 2”. Oggi San Michele è un’azienda che produce 800mila prosciutti l’anno tra Dop e non, ed esporta il 50% della produzione coprendo quasi tutto il mercato europeo e, dagli ultimi 3 anni, anche l’export oltreoceano.

Caterina e Daniele Cremonesi

Per saperne di più abbiamo intervistato Daniele Cremonesi.

Quali sono le cifre chiave del 2020 e dell’immediato futuro?

Il nostro fatturato è di circa 40 milioni distribuito per il 50% in Italia e per l’altro 50% all’estero. Quest’anno, nonostante le difficoltà che tutti sappiamo, abbiamo avviato il mercato in nuovi Paesi tra cui Messico e Uruguay. Abbiamo chiuso il 2020 con un segno positivo, circa +3%, per l’anno prossimo pensiamo di fare ancora un segno “+” per il fatturato e speriamo anche per i volumi di vendita.

E gli obiettivi per il prossimo 2021?

Abbiamo obiettivi ambiziosi come quello di sviluppare il mercato nel Nord America e consolidare le presenze attuali.

A quali Paesi vi rivolgete?

I nostri prosciutti raggiungono le tavole dei consumatori di oltre 30 diversi Paesi in Europa e nel resto del mondo, contribuendo così a trasmettere e promuovere il gusto e l’unicità di questo straordinario prodotto italiano. I nostri stabilimenti sono abilitati per l’export verso Usa, Russia, Canada, Argentina, Messico, Giappone, Corea, Vietnam, Australia.

Quali sono i canali commerciali più importanti?

Prevalentemente il Retail in Italia e all’estero, segue l’industria e ultimo il food service, prevalentemente all’estero.

Può raccontarci brevemente cosa avviene nei reparti di produzione e che cosa significa sicurezza agroalimentare all’interno dei vostri salumifici?

Siamo completamente integrati in tutte le nostre fasi di produzione. La gamma dei prosciutti San Michele è vasta e completa per incontrare ogni diversa esigenza, anche le più particolari. Che si tratti di Prosciutto Crudo, Parma Dop o San Daniele Dop, con osso o disossato, la nostra esperienza e la nostra forte componente artigianale ci permettono sempre di accontentare ogni richiesta e di soddisfare il cliente a cui il prodotto è destinato, proponendogli il prosciutto giusto, adeguato per gusto, pezzatura e stagionatura. Dalla cura dei prosciutti, dove li saliamo e stagioniamo, al disosso, dove li raccogliamo e custodiamo, fino all’affettamento, nei nostri stabilimenti seguiamo tutto il processo produttivo per garantire la qualità nel rispetto della tradizione. Tutti i nostri stabilimenti sono certificati Brc e Ifs. Le nostre carni sono controllate lungo tutta la filiera produttiva con particolare attenzione agli allevamenti e ai macelli, con attenzione alla tracciabilità rendendola più puntuale e oggettiva, a partire dalla genetica e dall’alimentazione dei suini fino al prodotto finito.

San Michele punta sul nuovo trend del prosciutto intero a casa

Come è impostato il rapporto dell’azienda con il consumatore finale? E con il comparto?

Con la clientela business abbiamo un rapporto consolidato ormai da 40 anni, stiamo cercando di entrare nel cuore invece del consumatore finale con una nuova strategia di comunicazione che racconta la qualità dei nostri prodotti e si collega ai momenti privati e personali di condivisione.

Come è impostato il rapporto con i vostri dipendenti?

Vogliamo definirci un’azienda “Human” perché il nostro personale fa parte della nostra famiglia: la loro professionalità e le loro abilità manuali nel salare i salumi deriva da tecniche tramandate di generazione in generazione. Valutare il profumo e il sapore di un prosciutto è un’arte, i nostri dipendenti sono in grado di interpretare tutte queste sensazioni per far sì che il salume maturi e stagioni nel modo migliore possibile.

Avete mai comunicato il prodotto in termini di sicurezza alimentare e in termini di innovazione?

Il prosciutto crudo è un prodotto tradizionale: la ricerca della qualità, il rispetto della tradizione sono valori che vogliamo comunicare insieme all’attenzione all’igiene e alla salubrità. Quando parliamo dei nostri prodotti quindi, mi piace parlare di “proposta tradizionale”: questo significa che la nostra etichetta è “pulita”, ovvero che non usiamo conservanti naturali ma solo il sale marino, anche per i prodotti non Dop. Gli ambienti in cui li conserviamo hanno temperatura controllata e utilizziamo impianti automatizzati per l’asciugatura, il riposo e la stagionatura, che sfruttano la brezza naturale dei nostri colli. All’interno dei nostri stabilimenti, infatti, cerchiamo di ricreare l’alternanza delle stagioni, dando modo al prodotto di vivere un percorso naturale. Se parliamo di innovazione, invece, stiamo lavorando per un prosciutto con un tenore di sale più basso che permetta di avere un “nutri-score” migliore.

Sostenibilità e impatto ambientale: qual è la posizione di San Michele?

Progettiamo internamente e da sempre i nostri impianti quindi cerchiamo, attraverso questa ricerca, di mantenere i consumi energetici bassi e puliti. Uno degli obiettivi di questi anni è stato proprio quello di ridurre il nostro consumo di energia adottando nuove tecniche che hanno portato alla riduzione dell’impatto ambientale sulla produzione del 50%, aumentando del 30% le quantità prodotte. Stiamo riducendo gli spessori delle plastiche per l’imballaggio confezionando con il 12% in meno di plastica, scegliendo comunque plastiche con una quota sempre maggiore di materiale riciclato. Per quanto riguarda lo sviluppo all’interno dei nostri stabilimenti, sarà operativo nel nostro stabilimento di disosso, già a partire dalla primavera del 2021, un impianto fotovoltaico. È allo studio anche un analogo impianto per uno dei due prosciuttifici di Langhirano.

San Michele punta sul nuovo trend del prosciutto intero a casa

Quali sono le leve di comunicazione che state usando per pubblicizzare i vostri prodotti e l’azienda in questo momento così particolare?

Abbiamo scelto con la nostra agenzia di comunicazione una strategia digitale trasversale su tutte le leve. Assecondiamo questa tendenza nel periodo natalizio con il lancio del nuovo e-commerce (www.iltuoprosciuttoacasa.it), un sito nato con l’obiettivo di seguire un trend simile a quello spagnolo: avere il proprio prosciutto domestico a casa da coccolare, tagliare al coltello e renderlo parte integrante della propria dieta e della quotidianità. Grazie al contributo di opinion leader e influencer del settore possiamo inoltre raccontarci in modo semplice e diretto a tutti i nostri consumatori e a chi ancora non conosce il nostro prosciutto. Salumificio San Michele ha tanti progetti nel cassetto per il 2021, siamo fortemente convinti che le nuove avventure abbiano valore in relazione alla scoperta delle passioni e della vita dei nuovi consumatori.

Per informazioni: www.san-michele.ithttp://www.iltuoprosciuttoacasa.i

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