Poke bowl: la vera storia di un piatto hawaiano che ha cambiato identità

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Una semplicissima ciotola di riso e pesce crudo, arricchita da alghe, cereali, legumi, verdure varie: è il poke bowl, un piatto unico che da qualche anno ha letteralmente conquistato i cuori, e i palati, degli italiani. Versatile e leggera, la poke bowl è uno di quelle pietanze semplici che possono risolvere una cena, a patto di saper scegliere e curare i suoi ingredienti. Ma da dove arriva questa specialità e come è approdata qui da noi? E soprattutto, perché è cambiata così tanto rispetto all’originale? Ecco tutto quello che dovete sapere sul poke: la sua storia, le sue caratteristiche e qualche consiglio su come preparare a casa un poke sostenibile e goloso.

Poke Bowl, tutto il gusto delle Hawaii

Quasi tutti ormai sanno che il poke bowl è uno dei piatti principali della cucina hawaiana, che si serve come pietanza principale o anche come antipasto, riducendone però un po’ le porzioni: la sua versione originale, però, è molto diversa da quella che è approdata sulle nostre tavole. Questo piatto ha origini molto antiche, che pare risalgano all’arrivo dei polinesiani su queste isole dell’Oceano Pacifico, intorno al ’400 d.C.

La parola poke, in hawaiano antico, significa “tagliare trasversalmente in pezzi pesce o legno” e si riferisce alle modalità di taglio del pesce, ma la sua ricetta tradizionale comprende solo pesce locale tagliato a tocchetti, che viene marinato con sale marino, alghe e noci kukui (conosciute anche come noci-candela o noci delle Molucche). Non si trovano tracce di frutta, cavoli, riso o di altri ingredienti derivanti dalla gastronomia orientale come i fagioli di soia (edamame): del semplicissimo pesce marinato, che si trova in tutte le gastronomie hawaiane. Un piatto molto diverso da quello fatto proprio dal trend dell’healthy food che vuole una’abbondante porzione di riso e pesci come salmone, tonno o crostacei come gamberi, men che meno carne.

Il motivo della sua trasformazione è più banale di quello che sembra: quando i piatti viaggiano attraverso il globo tendono infatti ad “adattarsi” ai gusti e agli usi locali, ai trend in voga, alle consuetudini specifiche dei territori in cui approdano. Si può dire che sia successa la stessa cosa anche al sushi o kekab: le ricette originali, infatti, sono molte diverse, come composizione e ingredienti, da quelli che siamo abituati a mangiare in Europa. Nel caso del poke, l’immigrazione giapponese verso l’arcipelago vulcanico del Pacifico ha avviato una prima commistione con gli ingredienti nativi del Sol Levante, commistione che è aumentata a dismisura quando il piatto è approdato sulla terraferma.

Come preparare una poke bowl gustosa ma sostenibile

Il grande successo del poke negli Stati Uniti prima e in Europa poi ha creato anche diversi problemi, in particolare per materie prime come l’avocado, largamente usato nelle versioni “commerciali” del poke, ma anche per il pesce, come spiega bene un lungo articolo di Buniness Insider, che a sua volta riprende un duro intervento dello chef Mark Noguchi.

Come fare allora ad ovviare al problema della sostenibilità di questo tipo di alimentazione senza rinunciare al gusto? Per primo, preparare le poke bowl in casa, per evitare di rinforzare un giro commerciale che di etico ha ben poco; secondo scegliere materie prime locali, soprattutto pesci di taglia piccola che non sono considerati a rischio, ed evitare prodotti come avocado, mango e così via, se non se ne conoscono provenienza e metodo di coltivazione.

Nessuno vieta di preparare in casa una poke bowl che sia sana e localizzata, anche con prodotti come salmone o avocado, a patto però che siano ingredienti tracciabili: oggi in Italia, ad esempio, esistono diverse produzioni locali di avocado che guardano non sono al ritorno economico ma anche ai problemi di sostenibilità che citavamo poco sopra. Quindi, se amate il poke, armatevi di fantasia e pazienza e cercate gli ingredienti più adatti, quelli che preferite, certo, ma che siano prodotti nel rispetto delle tradizioni, delle persone e dell’ambiente: nella consapevolezza che non state riproducendo il piatto originale ma una sua versione moderna, degna comunque di rispetto e simbolo della cultura che si evolve.

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