NaPa: il ritorno alla forza di quartiere

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Farm 65 – living

Testo di Lodovica Bo

Foto di Ufficio stampa

Nasce a giugno 2020, si chiama Na.Pa ed è il nuovo distretto urbano di Milano. Se ancora ve lo state chiedendo Na.Pa sta per Naviglio Pavese, quartiere decentrato dalla movida milanese, che porta con sé una grande ambizione: diventare uno dei centri pulsanti della Milano che reagisce. L’obiettivo? Creare l’esperienza di un naviglio slow, in cui attività e realtà diverse si uniscono, creando network, promuovendo iniziative e valorizzando persone, portando così ad un quartiere unito, indipendente e non periferico. L’idea è infatti quella di abbattere il muro della convenzionale concezione di periferia, valorizzando il concetto di distretto indipendente, “perché nessun luogo è periferia se crea una connessione ed è portatore di contenuti valoriali” dice Alessandra.

Ho fatto due chiacchiere con Alessandra Straccamore, proprietaria della realtà ristorativa Montelombroso insieme al compagno Matteo Mazza, che mi ha raccontato gli inizi del progetto e i suoi sviluppi.

Andrea Zazzara, Alice Delcourt e Michele Rimpici

Cos’è Na.Pa e come nasce?

Na.Pa è un’idea che nasce da 13 persone, principalmente operatori del settore food & beverage della zona, formalizzata nella creazione di un comitato. Ci siamo ritrovati in 2.5 Km di naviglio con idee affini, partendo da Sadler (1 stella Michelin), passando per la Cantina Urbana, la scuola di cucina Farm 75, per finire con Erbabrusca. In un quartiere un po’ dimenticato, hanno anche aperto altre attività, che pur nella diversità, sono affini come filosofia. Il quartiere sta cambiando e abbiamo voluto organizzarci creando un comitato, dando una forma istituzionale al concept, con l’intento di creare progetti per la zona; nasce da un’idea di distretto gastronomico, quindi, ma non vuole limitarsi a quello, vogliamo anche creare contenuti culturali.

Michele Rimpici, Claudio Sadler e Andrea Zazzara

Quali sono i progetti in corso?

Come prima attività durante la pandemia abbiamo creato un delivery condiviso di quartiere, che ci ha dato visibilità, ma ora vogliamo creare altri progetti con la Biblioteca di Chiesa Rossa, la NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti) e il Teatro Pacta. Ci sono quindi diversi progetti ancora in incubatrice. Dal punto di vista artistico le attività in programma prevedono la realizzazione di murales d’artista per tutta la lunghezza del Naviglio, mentre alcune installazioni luminose ricopriranno i ponti. Ciascuna attività avrà la propria inaugurazione, con musica live e momenti di convivialità. A settembre (speriamo) vi sarà una festa di quartiere che vedrà coinvolti tutti i membri di Na.Pa, gli abitanti, i ristoratori e chiunque vorrà festeggiare l’inaugurazione del distretto urbano. Ci piacerebbe portare l’arte concettuale nelle strade, prendendo ad esempio una casa popolare aggiungendole installazioni di artisti famosi oppure trasformando vecchi garage o fabbriche in centri culturali: questo cambierebbe anche la percezione per chi ci vive.

Quale l’obiettivo di Na.Pa?

L’idea è di dare un’identità al quartiere, che rispecchi la sua qualità di vita. Faccio un esempio, io mi trovo nel mezzo delle case popolari e ho aperto un ristorante fine dining, con menù degustazione. Vogliamo creare una connessione con il territorio e il quartiere in cui viviamo. La zona diventerà isola pedonale ciclabile, che volendo arriva fino a Pavia (facendo parte della Ven-To: la pista ciclabile più lunga d’Italia che unisce Venezia a Torino). Infine, la nostra idea è di creare un quartiere slow e green connesso all’agricoltura, dal Parco Sud, fino all’Oltrepò Pavese per promuovere prodotti del territorio. È importante per noi attrarre attività su diversi livelli, che diano un servizio unico e con grande attenzione alla qualità e alla cura del cliente. È stato infatti bello creare un delivery fatto di connessioni e collaborazioni tra realtà diverse: abbiamo ad esempio avuto la join venture tra Llama Maki (cucina Nikkei, ovvero peru-hiapponese) e l’Osteria della Conca Fallata (storica osteria dagli anni ’60).

Antica Osteria Del Mare

Il comitato fa la differenza?

È presto per dirlo: al momento ci stiamo facendo conoscere tra le persone di quartiere. Per il delivery abbiamo ideato una tessera associativa che darà poi diritto ad un premio (ancora da decidere). Ci piace l’idea di creare una mappa interattiva per tutte le attività: l’obiettivo non si limita solo più a far vivere una singola esperienza, ma passare una giornata all’insegna del quartiere, come per chi ci vive.

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