Muetto, il vino che non esiste della Val Borbera

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Avete mai sentito parlare di Muetto? Difficile se non si è abitanti della Val Borbera, teatro delle imprese di valorizzazione del territorio portate avanti dagli eroici giovani contadini della Cascina Barbàn. Il Muetto è un vitigno autoctono di questa valle dove oggi la fanno da padrone vini  seri come il Nibiò o il Timorasso. Il Muetto è tutto il contrario, è un’uva semi-aromatica dalla grande resa, capace di alte concentrazioni zuccherine, che regala un vino semplice e leggero, da tutto pasto e che si beve giovane, “un vino sbarazzino” come ci spiega Maurizio Carucci, promotore del progetto Questo Vino Non Esiste.

Il Muetto è un vitigno che qui si è sempre coltivato, non sono stati ancora rinvenuti documenti scritti che ne attestino coltivazione e commercio in tempi più antichi, quello che si sa è stato tramandato a voce, per il momento, si sa che sicuramente agli inizi del 1900 c’erano grandi aree nella zona coltivate a Muetto, e si sa che era un vitigno soprattutto utilizzato per il taglio di altri vini. Ad un certo punto poi si sa che la sua coltivazione è stata abbandonata totalmente, non interessava più rispetto ad altre tipologie di uve e di vini. Finchè non siamo arrivati noi – racconta Maurizio – a noi piace quest’uva, per come si comporta nel suo territorio e per il vino che ci da, che a noi piace davvero molto”.

Le caratteristiche del Muetto

Il problema principale è che il Muetto sulla carta non esiste: è un vitigno che è stato abbandonato a se stesso e mai più coltivato in epoca contemporanea. Nel 2015 Maurizio con l’aiuto dell’ampelografo Stefano Raimondi ha censito tutte le varietà viticole della zona, quelle sopravvissute alla modernità: tra le tante il Muetto (perché nonostante tutto qualche vigna in vita è rimasta) lo ha colpito in particolar modo proprio per le sue caratteristiche, così diverse dai vini più classici. Non è facile da descrivere a parole, bisognerebbe assaggiarlo, ma il Muetto è un vino rosso scarico, dal colore acceso e vivido, dai profumi di rosa, ciliegia, ma anche pesca, acacia e molto altro ancora. Un vino sicuramente tipico della Valle che lo ospita proprio per le caratteristiche del vitigno, che conosce e sfrutta alla perfezione le particolarità climatiche della Val Borbera: infatti l’uva matura presto, intorno alla metà di settembre, e germoglia tardi, quasi due settimane dopo gli altri vitigni.

Negli anni successivi a Maurizio si è aggiunta Martina Panarese, poi Pietro Ravazzolo, Andrea Tacchella dell’azienda vinicola Nebraie e Federico: il gruppo è più noto come Paradiso Val Borbera, il cui obiettivo è quello di celebrare il territorio e promuoverlo attraverso i suoi vini, i suoi prodotti e la sua biodiversità. Nel 2018 nasce il primo vigneto di Muetto della Val Borbera, in Cascina Barbàn.

Un vigneto praticamente illegale

Un problema però c’è: a oggi il Muetto non si può coltivare. Non essendo registrato al Registro delle Varietà Viticole Piemontesi è praticamente illegale. Da questa difficoltà è nata l’idea di Questo Vino Non Esiste, una campagna di comunicazione dedicata al Muetto e alla sua storia, collegata a un crowdfunding per raccogliere la cifra necessaria per avviare l’iter di registrazione. Registrando il Muetto sarà infatti possibile che chiunque lo voglia, in Val Borbera e in Piemonte, possa coltivare e vinificare quest’uva. Le spese di registrazione sono notevoli e l’iter è molto lungo: può durare infatti anche 3 anni. Il gruppo originario era formato da 5 persone; oggi, dopo l’esperienza del crowdfunding e della bella azione di comunicazione in merito a questo progetto, sono arrivate a 326. L’obiettivo è stato pienamente raggiunto, anzi raddoppiato: la cifra raccolta infatti è molto più alta di quella richiesta, servivano 6000 euro e ne sono stati raccolti più di 13.000 e l’iter di registrazione è iniziato. Non ci resta che aspettare. Esisteranno altre varietà illegali in Italia? Conoscete esperienze simili nei vostri territori?

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