Meno vino italiano nel Regno Unito? “Colpa” della triangolazione

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Nel post Brexit, l’Italia del vino arranca in Uk mentre l’import inglese da Belgio e Paesi Bassi (Paesi non propriamente produttori vitivinicoli) aumenta a quattro cifre percentuali. Ecco perché

Se Belgio e Paesi Bassi diventano esportatori di vino

Partiamo dai numeri. Il cumulato gennaio-luglio delle importazioni inglesi di vino nel confronto tra il 2021 e il 2019 mostra segni negativi generalizzati, con l’Italia che a valore fa -11,6% (370 milioni di euro nei 7 mesi di quest’anno). In calo appaiono anche la Francia (-7,4), la Nuova Zelanda (-20,5%) e gli Stati Uniti (-18,2%). Ma spiccano due eccezioni non trascurabili: il Belgio che cresce del 471%, arrivando nei 7 mesi a 76,7 milioni di euro, e i Paesi Bassi che mettono a segno un importante 289,7% per raggiungere quota 31,8 milioni di euro. Se si guarda agli stessi mesi del 2021 sul 2020, l’Italia torna, anche se di poco, in terreno positivo (+0,5), mentre Belgio e Paesi Bassi crescono ulteriormente: rispettivamente a +790% e +329%. Un dato non trascurabile, anche perché se la viticoltura non si è spostata improvvisamente verso il Mar del Nord, qualcosa non torna.

A svelare il mistero è responsabile dell’Osservatorio Denis PantiniIn realtà, la spiegazione è molto intuitiva: causa Brexit, molte catene retail hanno spostato il proprio centro logistico/di acquisto tra il Belgio e l’Olanda e oggi molti vini e prodotti alimentari arrivano in Uk passando da questi Paesi”. Aprire delle succursali sul territorio europeo, infatti, permette di semplificare molte pratiche, quale posizione iva e adempimenti doganali. È, ad esempio, il caso di Aldi che, il 15 gennaio 2019, in previsione Brexit, ha spostato il suo centro logistico dal Regno Unito al Belgio, nella città di Turnhout. Una triangolazione, dunque, che rende il dato viziato e che spariglia le carte in tavola: “Al di là dei numeri e delle statistiche che sembrano evidenziare un trend in calo per il vino italiano in Uk” sottolinea Pantini “almeno fino a luglio, gli inglesi hanno continuato a comprare e bere vino italiano. E anche nel confronto con il pre-Brexit e pre-pandemia il calo è stato inferiore alle nude e crude statistiche”.

Dati ufficiali Vs dati reali

Proviamo, quindi, a vedere cosa succederebbe nei numeri considerando la destinazione finale (quindi il Regno Unito) e non la triangolazione. Come rivela Pantini: “Nel periodo gennaio-luglio, l’import di vino dall’Italia in Uk arriverebbe a 397,3 milioni di euro rispetto ai 370 milioni di acquisto diretto. Quindi, la variazione nell’import dei 7 mesi del 2021 rispetto a quelli del 2020 è del +8% (e non dello +0,5%, come figura nelle statistiche ufficiali). Considerano il biennio (2021 sul 2019) la perdita si ridurrebbe a -5%, rispetto al -11% ufficiale”. Un fenomeno che riguarda in modo particolare l’Italia. Per Francia e Spagna, infatti, non sembrano emergere variazioni particolari. Tra le denominazioni più interessate, va da sé, c’è il Consorzio del Prosecco. Tant’è che l’export delle bollicine del triveneto verso il Regno Unito nei primi sette mesi del 2021 rispetto al 2019, stando ai dati ufficiali, sarebbe sceso dell’11%. In realtà, anche in questo caso, appare un “sospetto” +91% per lo stesso periodo verso il Belgio. Insomma, Brexit o meno, gli inglesi non hanno intenzione di rinunciare alle bollicine italiane. E la prossima legge di bilancio dovrebbe agevolare proprio i vini spumanti, su cui gravano tassazioni tra le più alte al mondo.

a cura di Loredana Sottile

La versione completa di questo articolo è stata pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 28 ottobre 2021

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