La storia della “statua della porchetta” dall’inizio

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La storia della “statua della porchetta” dall’inizio” è stato pubblicato su Vegolosi, magazine di cultura e cucina 100% vegetale

È scolpita in un blocco di travertino la porchetta – con tanto di testa di suino e incisioni sulla pietra a ricordarne la cotenna legata – esposta nei giorni scorsi nel cuore di Roma, in piazza San Giovanni della Malva, per iniziativa del I Municipio, con il patrocinio del Campidoglio e del Mibac.

L’opera ha di recente scatenato un accesso dibattito nelle associazioni animaliste, che la denunciano come un’offesa generale verso animali e cittadini vegetariani e vegani. Una parte della cittadinanza è a sua volta indignata dalla “bruttezza della scultura”, che è stata ubicata proprio in una delle piazze più suggestive di Trastevere. In posizione opposta gli artisti,  che restano convinti delle loro buone intenzioni.

Orrore o arte?

La statua è stata realizzata da Amedeo Longo, studente al primo della laurea magistrale alla Rufa (Rome University of Fine Arts). L’opera si inserisce all’interno di “Piazze Romane”, progetto universitario ideato dalla Rufa e promosso dal Municipio I, con lo scopo di valorizzare, sotto ogni suo aspetto, il Made in Italy – arte culinaria inclusa -, nei quattro antichi rioni di Trastevere, Parione, Campo Marzio e Trevi. Il giovane artista ha intitolato la sua scultura “Dal panino si va in piazza” con l’intento di omaggiare la porchetta, tipico alimento della tradizione culinaria laziale, con particolare riferimento alle città di Ariccia e Roma.

“La porchetta, alimento tipico laziale, ironico e beffardo! Capace di alimentare la goliardia, ma anche di generare confronto. Il cibo degli opposti: popolare e nobile, democratico e monarchico, papalino e infernale. Sono le anime di una città che si ricercano passeggiando, informandosi, conoscendo. Spinti da un desiderio di scoperta e di condivisione reale.” Ha dichiarato Longo, parlando della sua opera “La porchetta è il cibo di cui si parla anche quando si mangia. L’opera realizzata in travertino, a riprendere la raffigurazione degli animali tipica dell’arte romana classica, celebra questa tradizione“.

La polemica delle associazioni animaliste

Unisona e contraria la posizione presa dalle associazioni animaliste che da subito hanno denunciato l’opera di Longo come una realizzazione “triste e macabra nonché “di pessimo gusto”. Tra queste Lav, che ne ha chiesto l’immediata rimozione “Gli animali non sono panini ma esseri senzienti. Qualunque pretesto si voglia addurre, l’arte non è arte se calpesta la sensibilità delle persone e in questo caso di tante, tantissime persone che sono anche cittadini ed elettori romani. La scelta di apporre simile statua è a dir poco infelice ed è emblematica del livello di consapevolezza e della visione che ancor oggi certi amministratori pubblici hanno della questione animale – dichiara David Nicoli, responsabile Lav Roma – Chiediamo quindi alla Presidente Alfonsi di voler provvedere alla immediata rimozione della infelicissima statua e alla sua sostituzione con un monumento all’olocausto degli animali-non-umani».

Le associazioni animaliste e i cittadini richiedono la rimozione della statua.

Tra i primi ad appoggiare le associazioni, Daniele Diaco, consigliere del Movimento Cinque Stelle e presidente della commissione ambiente che si è schierato contro quella da lui definita come “la statua di un cadavere nel mezzo di Trastevere”.

“Ci chiediamo cosa troveremo nelle altre piazze. Più che un esempio di arricchimento culturale, ci sembra uno scherzo di pessimo gusto! Non è una celebrazione della tradizione culinaria romana, ma un colpo basso alla dignità di altri esseri viventi e al valore della loro vita” ha commentato Walter Caporale, il presidente degli Animalisti Italiani “I maiali sono tra gli animali più sfruttati dall’industria zootecnica, sottoposti a pratiche crudeli, mutilazioni illegali, somministrazione massiccia di antibiotici. Vengono abbandonati al loro destino, finché, esausti, si lasciano morire oppure vengono trascinati con un cappio all’esterno dell’allevamento, tra spasmi e grida di dolore. Quel maiale non è companatico, ma un Essere Senziente ed è ingiusto che si consideri la sua vita priva di valore. Quella statua a Trastevere non è arte perché offende la sensibilità altrui, perché non rimanda ad un concetto di bellezza che fornisca all’uomo strumenti migliori per la convivenza sociale e civile”.

“Dal panino si va in piazza”: sì, ma a protestare

Lav, sulla base delle precedenti dichiarazioni, ha convocato una protesta in piazza della Malva lo scorso 22 giugno “per chiedere che quest’opera assurda e insensata, che per noi non è arte ma un insulto al valore della vita degli animali e ai romani tutti, sia sostituita con un monumento dedicato all’olocausto animale”.

La polemica si estende sui social per organizzare una protesta contro la statua

Si tratta di una “creazione” che, se voleva celebrare una “tradizione alimentare romana”, speriamo che stia contribuendo invece a demolirla” ha dichiarato Rita Corboli, delegata dell’Oipa di Roma “Abbiamo ricevuto molte telefonate di protesta, e non solo da parte di vegetariani e vegani, ma anche da persone che forse ora ci penseranno due volte prima di mangiare la porchetta che, ricordiamolo, altro non è che un cucciolo di maiale arrostito intero per poi essere affettato”. Corboli fa presente, inoltre, come in questi giorni la presidente del Municipio Roma 1, Sabrina Alfonsi, abbia rimosso dalla sua pagina Facebook il post in cui veniva inaugurata la statua, accompagnato proprio dall’ hashtag “#solocosebelle”, nella speranza che a questa rimozione virtuale “dalla sua pagina social segua le rimozione dell’oggetto dalla piazza”.

La storia della “statua della porchetta” dall’inizio” è stato pubblicato su Vegolosi, magazine di cultura e cucina 100% vegetale.
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