La crisi climatica metterà a “ferro e fuoco” le città italiane

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Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti climatici ha presentato i risultati di un’indagine che ha analizzato 6 città italiane e il loro futuro in base alle reazioni alla crisi climatica.

Manca l’escursione termica fra il giorno e la notte: lo avrete notato nei mesi passati se abitate in città. Ogni anno gli “allarmi” caldo per chi vive nelle metropoli – quest’anno era il turno di “Lucifero” – sembrano ripetersi senza una regia: “Fa troppo caldo, ma poi passerà, arriva la pioggia” e tutto sembra tornare alla normalità. Ma non c’è niente di “normale” in quello che sta succedendo al clima nel mondo, nel nostro paese e quindi anche nelle nostre città.

A fare un’analisi dettagliata e complessa della situazione è il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti climatici che oggi, 21 settembre, ha presentato durante un webinar online, i risultati di un’indagine che ha analizzato 6 città italiane e il loro futuro in base alle loro reazioni alla crisi climatica. Milano, Roma, Napoli, Bologna, Venezia e Torino sono gli hot spot – così vengono definiti – per comprendere la differenza fra ciò che succederà da qui alla fine del secolo se intervenissimo con vere rivoluzioni sui nostri impatti ambientali oppure se non lo faremo. Va ricordato che nelle città risiede il 56% della popolazione italiana.

Venezia, oltre al problema delle temperature sempre più alte, dovrà fronteggiare sempre di più quello dell’acqua alta: la soglia critica è stata superata 40 volte negli ultimi 10 anni.

Che cosa succederà?

La dottoressa Donatella Spano, strategic advisor di Fondazione CMCC dell’Università di Sassari, ha spiegato molto chiaramente come mai sono state scelte le città come punto di attenzione di questa analisi: “Gli impatti degli estremi variano localmente e risultano amplificati in particolare negli ambienti urbani poiché caratterizzati da elevata fragilità, vulnerabilità ed esposizione. Nelle città, infatti, si ritrova la massima concentrazione di popolazione e si erogano i servizi per la salute, la società, l’amministrazione e le attività produttive. Inoltre, i centri urbani presentano un’elevata eterogeneità di caratteristiche morfologichedemografiche e socioeconomiche. In quanto ambienti artificiali, la propensione al rischio e la resilienza sono determinate quindi sia da fattori climatici sia da fattori socioeconomici e istituzionali”. Le città, quindi, saranno i luoghi nei quali i danni determinati dalla crisi climatica si faranno sentire maggiormente ed usare un verbo al futuro è decisamente ottimistico dato che, lo abbiamo visto, la crisi climatica e le sue conseguenze sulle nostre vite, sono già in atto.

Roma è fra le città che più andranno incontro, insieme a Milano e Torino, a fenomeni di piogge intense e allagamenti.

L’analisi mostra come il punto principale sia l’aumento certo delle temperature in tutte le stagioni dell’anno: con pronti interventi da parte di governi e cittadini, l’aumento sarà di 2° ma senza questi interventi, le città vedranno un aumento di 5 e 6 gradi in tutte le stagioni: un rischio enorme non solo per la salute umana – soprattutto per le categorie più fragili come bambini e anziani – ma anche per il territorio con dissesti e crisi dovuti alla desertificazione circostante e alle così dette “bombe d’acqua”. Gli allagamenti saranno sempre più frequenti a causa dell’aumento statisticamente rilevante delle precipitazioni a fronte di territori urbani sempre più impermeabilizzati e che non sono strutturati per garantire drenaggi di quel tipo sul territorio.

Inoltre lo specchietto dell’aumento della quantità di giornate molto calde per le singole città ogni anno è davvero impressionante. “Per esempio – spiega sempre Spano – a Milano potremmo avere un aumento di altri 30 giorni di temperature molto alte durante l’anno, fino ad un massimo di 60 giorni qualora nessuna politica di rivoluzione climatica e ambientale venisse applicata. A Napoli oscilliamo fra i 50 giorni e i 90 giorni in più all’anno di caldo, per Roma saremo fra i 28 e i 54, mentre per Torino fra i 29 e i 39″.

E quindi, che si fa?

Che fare? Solito. Dopo le conclusioni per nulla ottimistiche pubblicate di recente anche dall’IPCC (l’ente creato nel 1988 dall’ONU per studiare e valutare gli impatti sul clima delle attività umane), anche il report della Fondazione CMCC pone il punto sempre sulla stessa nota: bisogna intervenire subito con politiche di riduzione dell’impatto climatico vere, senza scorciatoie. Dai dati, però, emerge chiaro come nel governare le città, regolamenti e attività che vanno in questa direzione, non citano praticamente ma, per esempio, il comportamento dei cittadini, oppure le opzioni economiche. Si tratta quindi di una strada tutta in salita.

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