Jane Goodall: “Stop subito agli allevamenti intensivi per salvare la biodiversità”

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I risultati e le raccomandazioni contenuti nel nuovo report di Chatham House sono stati presentati ieri durante un evento online che ha visto la partecipazione di relatori dell’UNEP, di Chatham House  e Compassion in World Farming, insieme con Dr. Jane Goodall, PhD, DBE, Fondatrice del “The Jane Goodall Institute” e Messaggera di Pace dell’ONU. E parlano chiaro: la nostra dieta sta distruggendo il Pianeta e soprattutto la biodiversità.

Leggi: Le diete a base vegetale sono l’unico modo per salvare la biodiversità

Per questo, gli scienziati ci chiedono di cambiarla e sceglierne una a base vegetale. Jane Goodall rincara la dose.

Secondo l’etologa, l’allevamento intensivo di miliardi di animali a livello globale danneggia gravemente l’ambiente, causando la perdita di biodiversità e producendo massicce emissioni di gas serra che accelerano il riscaldamento globale:

“Le condizioni disumane di affollamento degli animali non solo causano intense sofferenze a questi esseri senzienti, ma permettono il trasferimento di agenti patogeni dall’animale all’uomo rischiando nuove malattie zoonotiche. Per motivi etici dovrebbe essere eliminato al più presto”.

“L’attuale sistema alimentare è una lama a doppio taglio, creata da secoli di paradigma del ‘cibo a basso costo’, al fine di produrre più cibo, più velocemente e a costi più bassi senza tenere in considerazione i costi nascosti per la biodiversità e le sue funzioni essenziali per la vita – e per la nostra salute. Riformare il modo in cui produciamo e consumiamo il cibo è una priorità urgente – abbiamo bisogno di cambiare i modelli alimentari globali, di proteggere e isolare aree per la natura e di attivare pratiche agricole che siano più rispettose della natura e che supportino la biodiversità” ha aggiunto Susan Gardner, Direttrice della divisione ecosistemi dell’UNEP.

Il benessere umano e quello animale sono strettamente legati

Oggi più che mai abbiamo sperimentato sulla nostra pelle che il benessere umano e quello animale sono intrecciati. A sottolinearlo è stato anche Philip Lymbery, Global Chief Executive di Compassion in World Farming, secondo cui

“in un momento in cui gran parte del mondo continua a combattere la pandemia di Covid-19, non è mai stato così ovvio che il benessere delle persone e degli animali, selvatici e d’allevamento, sono intrecciati.  Come mostra questo nuovo report, il futuro dell’umanità dipende dal fatto che noi viviamo in armonia con la natura. Dobbiamo lavorare con la natura, non contro di lei. Non c’è mai stato un tempo più appropriato per noi per capire che proteggere le persone significa anche proteggere gli animali.  Il futuro dell’agricoltura deve essere rispettoso della natura e rigenerativo, e le nostre diete devono diventare più vegetali, sane e sostenibili.  Se non poniamo fine all’allevamento intensivo, rischiamo di non avere alcun futuro”.

Siamo disposti a tutto, tranne a rinunciare alla carne

Un recente sondaggio, uno dei più grandi mai effettuati sul tema, ha fatto emergere che quasi due terzi (64%) delle persone pensa che il cambiamento climatico sia un’emergenza globale. Tra loro, oltre la metà (59%) ritiene che il mondo debba “fare tutto il necessario e con urgenza” per affrontare la crisi.

Agli intervistati è stato chiesto anche di scegliere le possibili azioni a favore del clima da un elenco che comprendeva 18 opzioni in sei campi di azione: energia, economia, trasporti, aziende agricole e cibo, protezione delle persone e della natura. In tutto i partecipanti al sondaggio, condotto dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) con l’aiuto dell’Università di Oxford, erano 1,2 milioni di 50 differenti paesi.

E’ emerso così che  la promozione di una dieta a base vegetale non è stata considerata tra le soluzioni da adottare e si è classificata, complessivamente, come l’opzione meno scelta, con solo il 30% delle persone intervistate che la approverebbe.

Della serie, aiutiamo il pianeta ma senza cambiare le nostre scelte alimentari.

Per leggere il report completo, clicca qui

Fonti di riferimento: Unep

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