Janare, tra storia e identità la rivoluzione dalla vigna allo scaffale de la Guardiense

janare,-tra-storia-e-identita-la-rivoluzione-dalla-vigna-allo-scaffale-de-la-guardiense

Testo di Annalucia Galeone

Foto di cortesia de La Guardiense

Tra storia e superstizione popolare, nelle campagne di Benevento, il mito delle Janare sopravvive al tempo e alla memoria. Ma chi sono? Si tratta delle famose streghe, temute e rispettate per le loro arti magiche. I loro riti erano indissolubilmente legati ai cicli naturali, erano depositarie di antichi e occulti segreti, si riunivano di notte sotto un albero di noce vicino al fiume Sabato. La parola Janare risale alle più antiche Dianare, le seguaci di Diana, la dea protettrice della natura selvaggia, dell’agricoltura e delle donne. Studi recenti fanno emergere una figura femminile moderna e indomita, simbolo del riscatto dalla stratificazione sociale e dell’emancipazione in loco.

Per omaggiare l’emblema dell’indipendenza e della libertà del gentil sesso, La Guardiense, una delle realtà cooperative tra le più importanti del settore vitivinicolo, a Guardia Sanframondi, ha dedicato alle Janare un’originale linea di vini. L’architettura comunicativa ha un intento ambizioso, raccontare attraverso le etichette le caratteristiche e l’identità della terra del Sannio. L’obiettivo è stato raggiunto con l’introduzione nel marchio di fonemi dell’alfabeto osco-sannita, nei cru sono riportate le fasi lunari che diventano un elemento di divulgazione e di connessione con le pratiche agronomiche da sempre legate ai movimenti della luna di cui le Janare erano vestali e adoratrici.

La produzione enoica destinata al progetto proviene da un singolare piano di zonazione, l’unico nella regione, sono stati individuati areali delimitati e in grado di garantire una qualità superiore. La Guardiense è stata fondata l’8 marzo del 1960 da 33 soci, ad oggi conta circa mille agricoltori associati, è un’azienda strettamente legata al tessuto sociale ed economico della zona. Nei oltre 1.500 ettari di vigneto si coltivano soprattutto falanghina e aglianico. Il programma Janare coinvolge 500 ettari di vigneto, che danno vita a una produzione di circa un milione e cinquecentomila bottiglie l’anno. A seguire passo passo ogni fase, dalla raccolta in vigna alla lavorazione negli impianti, è l’enologo aziendale Marco Giulioli con la supervisione di Riccardo Cotarella, il presidente nazionale di Assoenologi. 

“La nostra intuizione è nata dall’esigenza di comprendere a fondo il rapporto tra vitigno, portinnesto e suolo, per orientare la produzione verso vini di altissima qualità – ha spiegato Domizio Pigna, presidente de La Guardiense –. A partire dalla mappatura accurata dei terreni si è scesi in campo, andando a leggere direttamente le caratteristiche delle terre, coinvolgendo esperti pedologi, tecnici e soprattutto i viticoltori che ogni giorno dialogano con le loro terre e che raccolgono una conoscenza unica sulle caratteristiche del rapporto suolo/vite”.

L’iniziativa è stata presentata alla stampa e agli addetti ai lavori nella suggestiva terrazza del castello di Guardia Sanframondi con una verticale di Senete, falanghina del Sannio con le seguenti annate 2020/2019/2018/2017/2016 a sorpresa l’assaggio di Pietralata, greco 2015 e Cantari, aglianico riserva 2014. La falanghina è un vitigno longevo, resiste al tempo anzi migliora. La selezione vuole sovvertire il convincimento che la qualità si faccia solo nelle piccole aziende. La degustazione è partita con l’assaggio della 2020. Al naso sono evidenti le tipiche note citrine, floreali e fruttate, andando indietro nel tempo la mineralità volge verso l’affumicato che man mano diventa sempre più marcata fino a raggiungere note sulfuree nella 2016 senza mostrare alcun segno di cedimento.

A causa di impegni istituzionali è intervenuto solo con un collegamento il ministro alle Politiche Agroalimentari. “La vite rappresenta il miglior biglietto da visita per le comunità che vivono in questi luoghi – ha affermato Stefano Patuanelli – un paesaggio di persone, tradizioni e storia dove lo spirito cooperativo ha unito le virtù individuali con quelle collettive. Territori che pur se ancorati alle tradizioni locali spesso sono capaci di anticipare le tendenze e riescono a unire la visione del futuro al fare del presente. L’innovazione è l’unica possibilità che abbiamo per coniugare tradizione, eccellenza, ambiente e cultura per lo sviluppo dell’agricoltura del futuro. Su questo terreno si declinano la transizione ecologica e quella digitale”.

La Guardiense Vini

loc. Santa Lucia 104/105

Guardia Snframondi (BN)

http://www.laguardiense.it

Recommended Articles

Leave a Reply