Il fermo ai viaggi minaccia le piccole Dop. A rischio i tesori agroalimentari dei borghi

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Danni invisibili e danni che, non sono ancora in superficie, ma stanno pericolosamente rosicchiano l’economia (ma anche la storia, la cultura e le tradizioni italiane): questo è lo scenario attuale che ci troviamo di fronte e legato alla crisi del turismo e della ristorazione italiana causa Covid. Una cascata che ha travolto subito alberghi, ristoranti, bar e via via intere filiere agroalimentari, colpendo ogni genere di produzioni: dalle più grandi alle più piccole.

E proprio queste ultime meritano un’attenzione particolare. Perché se spesso i prodotti più conosciuti si sono salvati durante i lockdown grazie ad esempio all’export, quelli di “nicchia” meno famosi, quelli cioè “che si scoprono solo visitando un determinato territorio” senza viaggiatori e turisti rischiano grosso.

Senza turismo sono a rischio i 5.266 i tesori alimentari tradizionali dei borghi d’Italia Il fermo ai viaggi mangia le Dop A rischio i prodotti dei borghi

Senza turismo sono a rischio i 5.266 i tesori alimentari tradizionali dei borghi d’Italia

A rischio le produzioni dei piccoli borghi

Se pensiamo che è proprio nei borghi al sotto dei 5mila abitanti che si trova il 92% dei prodotti di origine protetta Dop e Igp nonché il 79% dei vini italiani più pregiati, non possiamo non tenere conto del pericolo

E la Coldiretti lo dice chiaro: senza turismo sono a rischio i 5.266 i tesori alimentari tradizionali dei borghi d’Italia custoditi da generazioni dagli agricoltori e salvati per sostenere la rinascita del Paese.

L’assenza di turisti stranieri e italiani ha un impatto pesante sulla sopravvivenza di tesori agroalimentari unici al mondo legati alla storia e all’economia dei territori, che sono il simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo del Made in Italy nel mondo.

Un patrimonio da salvare che non ha solo un valore economico ma anche storico, culturale ed ambientale e che garantisce la sopravvivenza della popolazione anche nelle aree interne più isolate proprio nel momento in cui con il Covid pone l’esigenza di cambiare la distribuzione demografica della popolazione e ridurre la concentrazione nei grandi centri urbani.

Danni reali e danni “immateriali”

Danni “immateriali”, dunque, che si aggiungono a quelli reali: ammonta a 53 miliardi il taglio delle spese turistiche in Italia nel 2020 per l’emergenza Covid con 1/3 delle perdite che hanno colpito i consumi in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per l’acquisto di cibo di strada e souvenir delle vacanze.

È quanto afferma, infatti, la Coldiretti sulla base dei dati Isnart-Unioncamere in occasione della divulgazione dei dati Istat sui viaggi dei residenti in Italia che nel 2020 toccano il minimo storico a 37 milioni e 527 mila, con una drastica flessione rispetto al 2019 che riguarda le vacanze (-44,8%) e ancora di più i viaggi di lavoro (-67,9%).

La speranza di ripartire il 2 giugno

In questo scenario di difficoltà l’annunciato arrivo per l’estate del passaporto vaccinale Ue con la possibilità di riapertura il 2 giugno ipotizzata dal ministro del Turismo Massimo Garavaglia rappresenta una svolta per salvare un comparto strategico del Paese che si compone di 612mila imprese e rappresenta il 10,1% del sistema produttivo nazionale e il 12,6% dell’occupazione nazionale secondo Unioncamere.

Spesa in vacanza per il cibo crollata del 58%

La spesa in vacanza per il cibo è scesa a 17,5 miliardi in calo del 58%, il minimo da almeno un decennio, anche se rimane la principale voce principale del budget delle famiglie italiane e straniere in viaggio. Un’assenza che ha pesato duramente sui 360mila bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e agriturismi presenti in Italia, costretti alla chiusura e alla limitazione dell’attività anche durante le festività.

Gli effetti delle difficoltà delle attività di ristorazione si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

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