Giornata Mondiale dell’Ambiente. Come ridurre l’impatto ambientale in cucina

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Cosa significa festeggiare l’ambiente? Il tema è complesso e delicato, ma abbiamo cercato di stilare una lista delle azioni da compiere per dare il buon esempio in cucina, a casa e al ristorante.

Perché si festeggia la Giornata Mondiale dell’Ambiente

Era il 1972 quando a Stoccolma, dal 5 al 16 giugno, si svolgeva la Conferenza dedicata alle tematiche ecosostenibili che diede vita al Programma Ambiente delle Nazioni Uniti, messo a punto da oltre 100 Paesi, Italia compresa. Ancora oggi il 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, per ricordare l’importanza delle azioni dei governi ma anche dei singoli individui, quest’anno dedicata al “Ripristino degli Ecosistemi”: proprio oggi, 5 giugno 2021, viene infatti lanciato ufficialmente il Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino dell’Ecosistema, con l’obiettivo di invertire i danni inflitti ai territori e ristabilire gli equilibri naturali messi sempre più a dura prova dalla crisi climatica, problematica grave ma nell’ultimo anno (comprensibilmente) trascurata in favore di quella sanitaria.

Come ridurre l’impatto ambientale in cucina

Di dati allarmanti sul cambiamento climatico ce ne sono a decine. Quello che è opportuno capire ora è quanto le piccole azioni possano influire sull’ecosistema: sono i governi a dover agire e operare delle scelte nette, ma ogni piccolo passo può contribuire a dare il buon esempio e generare così il cambiamento necessario. A partire proprio dalla cucina, in casa o al ristorante, dalle semplici azioni quotidiane che probabilmente non salveranno il mondo, ma potranno spingere gli altri a fare lo stesso, aumentando la domanda generale di prodotti più sostenibili e sistemi ecologici. E dando voce anche a chi non ce l’ha (premessa doverosa da tenere bene a mente: mangiare bene, rinunciare a determinati alimenti, comprare un prodotto sostenibile, fare la spesa alla spina, in poche parole avere la possibilità di scegliere è un privilegio).

Cosa si può fare, quindi, per ridurre il proprio impatto ambientale a tavola? Ecco 5 (più un extra) buone azioni da replicare.

Scopri come ridurre l'impatto ambientale a tavola

Spesa alla spina

I vantaggi della spesa sfusa possono essere molti. Certo, non sempre si ha la fortuna di avere un negozio simile vicino casa (consiglio: guardate anche fra i banchi dei mercati e le vecchie botteghe, che spesso vendono prodotti non confezionati), ma può essere utile fare di tanto in tanto delle scorte di prodotti secchi. Pasta e cerali, per esempio, legumi o farine, lievito o cacao: insomma, tutti quegli alimenti da dispensa in grado di conservarsi a lungo, da acquistare in grandi quantità e tenere sempre a portata di mano.

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Eliminare (o almeno ridurre) il consumo di carne

Se non bastassero libri come il best-seller di Foer – Possiamo salvare il mondo, prima di cena – a convincervi, ecco qui una spiegazione sintetica, chiara e semplice: il consumo massiccio di carne, con conseguenti emissioni di CO2 derivate dagli allevamenti intensivi, è fra le maggiori cause della crisi climatica (secondo l’Onu, l’industria della carne genera il 18% di tutte le emissioni globali di gas serra). Oggi siamo nell’era del boom della carne sintetica, ma oltre ai surrogati ci sono tante alternative “classiche”, valide e gustose: a cominciare dai classici legumi, con cui realizzare burger e polpette vegetali, oppure i cereali, ma anche la quinoa, le verdure (specialmente quelle a foglia verde, ricche di ferro) o i funghi.

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Usare la borraccia

È diventato ormai da un paio d’anni un oggetto di tendenza, che per fortuna sembra non passare più di moda: la borraccia è uno dei passi più semplici da compiere quando si vuole approcciare uno stile di vita più sostenibile. Oltre a essere ecologica, la bottiglia riutilizzabile – da preferire in acciaio inox – è anche molto più comoda rispetto a quella in plastica, perché in grado di mantenere l’acqua fredda più a lungo (una manna dal cielo nelle torride giornate estive!).

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Chiedere la doggy bag al ristorante

Chi di noi non ha mai indugiato davanti a un piatto non finito prima di chiedere al cameriere l’“imbarazzante” doggy bag? In Italia, nella maggior parte dei casi, si finisce ancora per rinunciare al proposito prima di aver formulato il pensiero, pur di non sentirsi a disagio. È tempo di fare i conti con la realtà: non c’è niente di cui vergognarsi nel voler portare gli avanzi a casa. Al contrario, in un’epoca in cui lo spreco alimentare aumenta a dismisura – così come l’errata distribuzione delle risorse alimentari, che divide il mondo in chi ha fame e chi può permettersi di buttare quantità cospicue di cibo ogni anno – è bene superare una volta per tutte questo limite culturale così italiano. Vi siete lasciati andare troppo con gli antipasti? L’impasto della pizza era pesante? Avete ordinato il dessert solo per gola? Incartate e portate a casa: il giorno dopo ve ne sarete grati.

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Evitare packaging inutilmente complessi

Anche al supermercato si può fare una spesa dignitosa, alle volte scegliendo l’opzione “meno peggio”, altre potendo usufruire di prodotti più che validi. Magari non troveremo alimenti sfusi, ma possiamo comunque evitare tutte le confezioni superflue (vi sarà capitato di vedere, almeno una volta, della frutta già sbucciata e impacchettata. Che può di certo rivelarsi comoda per persone con disabilità o temporaneamente infortunate, ma che non può – e non deve – essere la scelta più popolare, fatta solo per risparmiare pochi minuti di tempo). Così come possiamo optare per prodotti locali, preferire la carta alla plastica, i formati maxi alle mini-size.

Dare il buon esempio, senza giudicare

Prima ancora dei prodotti sfusi, dell’acqua del rubinetto, delle ricette vegane, è opportuno ricordarsi quanto il nostro esempio e i nostri consigli possano in molti casi ispirare le persone che ci circondano. Ma per comunicare bene il messaggio bisogna anche comprendere a fondo quanto una vita a basso impatto ambientale sia effettivamente accessibile a tutti. Abilismo, sessismo, razzismo e politicamente corretto sono termini con cui lo scorso anno, in seguito alle proteste del movimento attivista Black Lives Matter organizzate a Los Angeles in onore di George Floyd, abbiamo iniziato a familiarizzare più che mai. Come si inseriscono in ambito gastronomico? Come sempre, quando si parla di scelte, si parla di privilegio, un concetto spesso difficile da comprendere dai soggetti interessati (si è privilegiati anche per questo…). Ma promuovere la spesa sfusa, lo zero waste, l’alimentazione green è un privilegio. Vivere in una grande città con negozi alla spina, sorgenti d’acqua, latterie con vuoto a rendere è un privilegio. Per riconoscere una posizione privilegiata, basta farsi una semplice domanda: quanto è ampia la mia possibilità di scelta? Maggiore la scelta, maggiore il privilegio.

Tutto questo, in qualche maniera, riguarda anche l’alimentazione sostenibile. Consigliare negozi eco-bio, far provare agli amici prodotti del commercio equo e solidale, suggerire i migliori ristoranti vegani della zona sono azioni lodevoli, ma bisogna considerare quanto privilegiati siamo a poter selezionare. Senza retorica o pietismi, lontani dagli slogan del momento o gli argomenti di tendenza, occorre guardare agli altri prima che a noi stessi, rammentare che non godiamo tutti delle stesse fortune, che ciò che per noi è superfluo – come la tanto odiata cannuccia, ripudiata, bandita, divenuta il simbolo di una lotta ambientale fatta con buone intenzioni, sì, ma pur sempre abilista, marginalizzante, divisiva – per altri può essere non solo necessario, ma vitale.

Sulla connessione fra giustizia climatica e sociale si potrebbe scrivere ancora molto, ma non oggi. Oggi si festeggia l’ambiente, danneggiato e in pericolo, da salvaguardare, ripristinare, soprattutto per le comunità marginalizzate, le più colpite dai cambiamenti climatici. Insieme, senza retorica.

a cura di Michela Becchi

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