Dopo i gelati confezionati, Ferrero torna sui biscotti: acquisita Burton’s

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Il regno di Ferrero si espande ancora. Grazie alla società di recente affiliazione, la holding belga Cth, infatti ha acquisito nel Regno Unito, la Burton’s Biscuit Company (“Burton’s”) dal fondo Ontario Teachers’ Pension Plan Board (“Ontario Teachers”). Burton’s impiega circa 2mila persone e ha generato un fatturato di oltre 275 milioni di sterline negli ultimi 12 mesi.

Produce alcuni tra i brand più amati del mercato dei biscotti britannico, tra cui Maryland Cookies, Jammie Dodgers, Wagon Wheels, Paterson’s e Thomas Fudge’s.

Ferrero rileverà i sei stabilimenti di produzione di Burton's. Fonte: businessupnorth.co.uk I biscotti Burton's a Ferrero: il Gruppo si espande in Gran Bretagna

Ferrero rileverà i sei stabilimenti di produzione di Burton’s. Fonte: businessupnorth.co.uk

Il fenomeno Nutella biscuits

Un’operazione che permette al colosso piemontese di espandersi ancora di più nel settore dei biscotti. La cavalcata è iniziata a fine 2019 con i lancio dei Nutella Biscuits che nel giro di pochissimo tempo sono diventati un vero e proprio fenomeno internazionale: in un anno ne sono stati venduti un miliardo il che ha consentito di chiudere il 2020 con un fatturato in crescita del +7,3% a quota 12,3 miliardi di euro. Performance trainate dal mercato statunitense ed europeo oltre che dall’appeal dei brand iconici come Nutella. Vera novità, i Nutella Biscuits e il focus sui biscotti di Kellogg.

L’apporto di Kellog

Proprio Kellog è stata un’altra operazione cruciale. Ai risultati positivi del Gruppo hanno contribuito, come detto, la completa integrazione nel bilancio consolidato di prodotti come Keebler, nel mercato statunitense, e l’acquisizione del business dei biscotti di Kellogg Company, alla fine dell’anno fiscale 2018/2019.

La holding Cth Invest

In ultimo la holding Cth Invest. Si tratta di una società nata nel 2016 per volere di Giovanni Ferrero, dal 2011 alla guida solitaria dell’azienda della Nutella dopo la scomparsa del fratello Michele. Scopo? Creare un nuovo polo dei dolciumi. Per riuscirci negli ultimi cinque anni Ferrero ha pompato nelle casse della nuova società una cifra intorno agli 1,6 miliardi di euro attraverso diversi aumenti di capitale strumentali a nuove acquisizioni.

E gli investimenti non si sono fatti mancare. Cth Invest, infatti, si è assicurata i biscotti Delacre in Belgio, i frollini Kelsen in Danimarca, i dolci d’accompagnamento per il tè Fox’s in Gran Bretagna, le caramelle Ferrara Candy e altre attività Nestlé negli stati Uniti e un produttore di gelati industriali in Spagna. L’ultima mossa in ordine di tempo è stata la fusione con Cdm International Holding (sempre controllata da Ferrero). L’operazione, conclusa il 31 dicembre dello scorso anno, ha fatto sì che oggi la Cth Invest possa contare su attività per quasi cinque miliardi di euro.

Poi i gelati confezionati

Ma non è tutto perchè ad aprile di quest’anno il Gruppo Ferrero è entrato nel mercato dei gelati confezionati lanciando una nuova gamma di stecchi brandizzati Ferrero Rocher (nelle versioni Classic e Dark), Raffaello ed Estathé Ice (per i ghiaccioli al gusto limone e pesca). In questo modo, dopo la Nutella, i dolci e i biscotti, Ferrero ha fatto il suo ingresso in un settore che solo in Italia vale 1,9 miliardi di euro.

Dopo gli esperimenti, una distribuzione europea

La distribuzione delle cinque ricette distintive che, nel corso del mese di aprile, saranno presenti in tutti i canali della grande distribuzione. L’importanza dell’arrivo sul mercato di questi prodotti è sottolineata dal lancio internazionale degli stecchi che coinvolgerà contemporaneamente – oltre l’Italia – altri quattro Paesi europei: Francia, Germania, Austria e Spagna. L’obiettivo è quello di presidiare un settore più volte avvicinato dall’azienda italiana. Nel 2001, per esempio, fu lo stesso fondatore Michele Ferrero a fare i primi esperimenti. Successivamente, erano apparsi sul mercato i gelati Kinder; prodotti però da Unilever con cui Ferrero aveva siglato un accordo triennale.

Il nuovo tentativo è stato reso possibile dall’acquisizione delle spagnola Ice cream factory di Valencia e la scadenza del contratto con Unilever che permette così a Ferrero di giocarsi le proprie carte in autonomia. In questo modo, l’azienda punta a garantire ai consumatori, nel giro di pochi anni, un’offerta ampia (circa 20-25 referenze) e in linea con i prodotti di maggiore punta.


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