Donne produttrici: il vino italiano al femminile 6 | Graziana Grassini

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Graziana Grassini
Graziana Grassini

di Chiara Giorleo

Dopo una lunga serie sulle critiche di vino, il focus si sposta sulla produzione al femminile. Zone di ispirazione, stili produttivi e prospettive: ecco qual è l’approccio delle produttrici italiane.

Come membro dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle produttrici di diverse regioni d’Italia per saperne di più.

Oggi lo chiediamo a Graziana Grassini

Graziana Grassini è un enologo e un biologo con una doppia maturità in chimica industriale e perito agrario con specializzazione in Viticoltura ed Enologia e una Laurea in Scienze Biologiche, conseguita proprio al fine di approfondire la microbiologia del vino. Parallelamente, acquisita prima la qualifica di Enotecnico e successivamente, appena nata la nuova figura, di enologo, ha ottenuto negli anni molteplici attestati di frequenza a corsi di specializzazione. È al comando del suo laboratorio di analisi dal 1981 e dal 2011 titolare di Agenzia Formativa accreditata alla Regione Toscana.

Il suo approccio con il vino parte dalle uve, suole spesso affermare che “il vino si fa in vigna”, come peraltro diceva il suo Maestro Giacomo Tachis, ma riconosce comunque altrettanta importanza alle tecnologie impiegate per loro trasformazione, l’attenzione alla maturazione ed affinamento del vino. Tutto si fonde sapientemente con le sensazioni che riesce a percepire e a portare alla massima espressività. Lei stessa ama spesso definire l’enologo uno “scienziato emozionato”, che con sensibilità ed esperienza riesce a trarre il meglio dalle proprie conoscenze scientifiche.

I vini da lei seguiti raggiungono sempre livelli di unicità ed eccellenza, e catturano zone di mercato, nazionale ed internazionale, di tutto rispetto, prova ne sono i superbi e assai numerosi risultati e premi raccolti sul campo.

Quando e come hai iniziato a fare vino?

Ho iniziato a “interessarmi” al vino fin da bambina, quando, curiosa della bevanda per me allora ancora proibita e che veniva prodotta dall’uva coltivata nei campi intorno alla mia casa in Maremma, appena potevo ne assaggiavo qualche goccia dal bicchiere dei miei familiari. Ma è stato quando, appena diplomata, ho avviato il mio laboratorio di analisi chimiche a Follonica, che ho dovuto rapportarmi per la prima volta professionalmente con il vino, dal momento che la maggior parte dei miei clienti erano piccoli produttori locali. E, a dire la verità, per me è stata una vera epifania: ho scoperto un mondo che mi ha affascinato e intrigato al punto da indurmi a iscrivermi all’Istituto Tecnico Agrario Bettino Ricasoli di Siena dove, dopo sei anni, ho conseguito la seconda maturità, questa volta come Perito Agrario, con specializzazione in Enologia. E poi ci sono stati i vari corsi di degustazione, primo fra questi quello ONAV, e i numerosi viaggi a Bordeaux fino alla Laurea in Scienze Biologiche conseguita nel 2003 all’Università di Pisa, finalizzata ad approfondire la microbiologia del vino. Nel frattempo ho iniziato a fare consulenza alle aziende vitivinicole: ho avuto così l’opportunità di sperimentare sul campo le nozioni teoriche che stavo apprendendo nel mio percorso formativo. Sono stati anni impegnativi, spesi tra lo studio, la consulenza in giro per l’Italia alle aziende che via via aumentavano e il lavoro di laboratorio, ma sono stati anche anni di grandi soddisfazioni, a partire dai primi risultati positivi fino ai sempre più numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali.

Quali sono i tuoi riferimenti o le tue zone di ispirazione in Italia e all’estero?

Sicuramente il punto di partenza è sempre la mia amata Toscana con i suoi grandi vini rossi e il Trentino-Alto Adige per i bianchi di pregio; e poi la Francia, in modo particolare la regione Bordolese e la Borgogna, in quanto adoro il Pinot Nero ed anche i grandi vini bianchi di Chablis.

Credi che lo stile produttivo possa cambiare tra uomo e donna?

Certamente a livello di percezione sensoriale uomini e donne non dovrebbero diversificarsi, ma la donna è, forse per sua stessa natura, più sensibile. Ciò, in questo mondo in evoluzione dove l’enologo sempre più di frequente va a svolgere anche attività di marketing e di analisi dei gusti dei consumatori – gli stessi consumatori che poi, di fatto, con le loro scelte indirizzano il mercato – può dare all’enologo donna l’opportunità di essere un passo avanti rispetto ai colleghi uomini.

Qual è la tua firma stilistica?

Credo di poter affermare con una certa sicurezza che l’elemento che mi contraddistingue e che mi ha accompagnato fin qui è il mio carattere sensibile, capace di farmi provare ancora oggi passioni e emozioni forti. Questo mio modo di essere influenza inevitabilmente ogni aspetto del mio quotidiano, non solo nel mio lavoro di enologo, ma anche nei rapporti con i produttori, con gli addetti alla cantina, con i miei collaboratori, e anche nella scelta delle nuove aziende con cui collaborare.

La mia prima risposta è quasi sempre “istintiva”, certo, poi ad essa fa immediatamente seguito la riflessione anche del mio emisfero razionale, scattano le valutazioni scientifiche, ma, devo dirlo senza falsa modestia: “quasi sempre è buona la prima!”.

Quali sono le maggiori difficoltà nel fare vino in Italia oggi? E quali i vantaggi?

Nel mercato italiano del vino in questi ultimi anni si sta riscontrando un’evoluzione notevole, causata dalla maggiore consapevolezza e dal più spiccato spirito critico dei consumatori. Se da un lato, infatti, la domanda continua in parte ad essere orientata verso vini economici, destinati al consumo quotidiano, dall’altro una fetta sempre più ampia – e con ogni probabilità destinata ad aumentare ancora – dei consumatori richiede vini di pregio, ed è disposta, in un’ottica di raffronto critico qualità-prezzo, a sostenere anche costi più elevati per “gustare” prodotti che ritiene meritevoli.

In questo nuovo mercato si possono già distinguere i nuovi punti di forza. In primo luogo, indubbiamente, il legame indissolubile tra vino e territorio, espressione di caratteristiche e connotazioni uniche e irripetibili, e con esso la riscoperta di vitigni “antichi” e l’orientamento della produzione verso i vini naturali o, con espressione per me più adeguata, “ancestrali”.

In tutti i casi la marcia in più sarà sempre indubbiamente data dalla sensibilità e dalle scelte imprenditoriali del produttore, che oggi ha l’opportunità di fondarsi su questi punti di forza per creare un prodotto destinato ad emergere dalla standardizzazione che, ancora attualmente, è fortemente presente sul mercato, con caratteristiche uniche e qualità superiori, fino all’eccellenza.

In che direzione sta andando il vino italiano secondo te?

Ovviamente fare previsioni sul futuro andamento del mercato non è semplice e scontato.

Ritengo che sicuramente questi lunghi mesi di lockdown e di restrizioni causati dalla pandemia siano destinati ad influenzare anche il mercato del vino, come in generale buona parte dei settori economici.

In questo momento in cui pare che ci stiamo avviando verso una graduale ma definitiva riapertura, di fronte ai sentimenti positivi indotti nella popolazione dal poter riassaporare la libertà di muoversi e di riprendere le relazioni sociali, per il prossimo futuro mi aspetto un incremento della domanda di vini strutturati, con colore e profumi marcati, freschi e con una tannicità spessa e setosa. Vini destinati ad emergere e a distinguersi sempre di più per unicità ed eleganza.

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 1| Manuela Piancastelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 2| Donatella Cinelli Colombini

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 3| Angela Velenosi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 4 | Chiara Boschis

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 5| Elena Fucci

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