Cosa mangiava Dante? Le ricette di 700 anni fa

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Carne selvatica, maiale, ovini, preferibilmente allo spiedo. Pane e cereali. Birra senza luppolo. Ma anche tanto pesce. Come brodetti, anguille e gelatine. A ricordare che la dieta del 1300 non fosse di sola carne è stata Fedagripesca-Confcooperativa in occasine del Dantedì: la Giornata nazionale istituita per celebrare il 700° anniversario dalla scomparsa del Sommo Poeta, Dante Alighieri.

Dante Alighieri

Un banchetto per il Dantedì

Una data importante che merita sicuramente un banchetto. Un must nel Medioevo italiano in cui Dante ha vissuto; e magiato. E diversamente dal credo comune, il menu non era di sola terra. «Cambiano le tecniche di conservazione e lavorazione, ma i sapori della cucina di pesce di mare e di acqua dolce di allora sono quelli di oggi. Certo, data la precarietà dei trasporti dell’epoca, il prodotto di mare era limitato alle località della costa, mentre quello d’acqua dolce ebbe un incremento con la formazione di stagni nelle zone di abbandono. Fatto sta che il consumo di pesce, più economico rispetto alla care, era molto diffuso soprattutto per rispettare i numerosi periodi di digiuno imposti dalla religione». Giusto in tempo per l’attuale Quaresima.

Il menu d’acqua del Medioevo

Tra i pesci più frequentemente citati nei ricettari dell’epoca, oltre alle anguille nelle diverse declinazioni, c’era il pesce in gelatina, tipico piatto del giorno nelle taverne dalla realizzazione rapida, dalla conservazione facile. Molto diffusi anche i brodetti di pesce che, grazie alla preparazione e all’uso dell’aceto, consentivano di conservare il piatto più a lungo e lasciarlo pronta per l’occasione.

Tra “gli immancabili”, c’era l’abitudine di friggere il pesce. Facevano eccezione l’anguilla, da passare nel sale per poi cuocerla nel vino. E la lampreda, da bollire nel vino prima di arrostirla con erbe e spezie. Pesce anche per insaporire, come il garum dell’epoca romana ancora in uso nel Medioevo, che in chiave moderna è diventato la colatura di alici.

Dai barbari al pane, l’evoluzione della cucina medievale

Nell’Alto Medioevo, dopo la caduta dell’Impero romano, all’alimentazione tradizionale si sostituì quella importata dalle popolazioni barbare con prevalenza di carne, burro, lardo e birra (senza luppolo). La carne, simbolo di forza, derivava prevalentemente da maiali, ovini e in misura minore da bovini. Molto apprezzata la selvaggina. Tutto da cuocere arrosto, dal momento che non esistevano forni.

Anche il modo di affrontare il pasto cambia. Il passato romano lascia spazio a momenti più conviviali, movimentati, con danze e balli, giocolieri e musicisti. Anche la posizione a tavola cambiò: non più straiati, ma seduti.

Nel Basso Medioevo, il pane assunse un ruolo più centrale nella dieta delle persone, soprattutto nei ceti popolari. Facilitato dall’espansione della coltivazione del frumento, il pane divenne un alimento insostituibile.

Nel 1300, epoca di Dante, le principali novità gastronomiche erano il miscuglio di dolce e salato, l’utilizzo dello zucchero al posto del miele nelle salse, l’inserimento di frutta fresca all’inizio del pasto.

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