Consumi sempre più locali, così le aziende “regionali” crescono nonostante la crisi

consumi-sempre-piu-locali,-cosi-le-aziende-“regionali”-crescono-nonostante-la-crisi

La globalizzazione che azzera le distanze, il Covid che le ristabilisce e, anzi, le rende ancora più “forti”. Per certi versi è un passo indietro, per altri una riscoperta del proprio territorio. Non può che trarne vantaggio in questo senso il mondo dell’agroalimentare con le aziende produttrici di prodotti “regionali” che nonostante la crisi generale crescono, più delle altre. Sono quelle aziende che rappresentano il 5,5% del giro d’affari del grocery sviluppato da supermercati e ipermercati nei primi 10 mesi del 2020. E sono le aziende che rispetto allo stesso periodo del 2019, hanno aumentato le vendite dell’8%, ben al di sopra del +5,6% del mercato totale. Sono le (tante) aziende che realizzano almeno il 65% delle loro vendite all’interno di una sola regione.

I formaggi Mauri che spopolano in Lombardia - Le aziende del cibo profete in patria I consumi locali spingono i ricavi

I formaggi Mauri che spopolano in Lombardia. Fonte: pagina Facebook di  formaggi Mauri

«Questi campioni del territorio sono realtà molto radicate a livello locale e, in questi mesi di pandemia, sono state premiate dai consumatori che hanno preferito i loro prodotti ritenendoli più sicuri e “garantiti”», spiega Nicola De Carne, retailer client business partner di Nielsen.

Regionalismo e territorialità spingono il settore

A sostenere questo tipo di business è senza dubbio anche la predisposizione dei consumatori ad acquistare cibo che esalti la territorialità e il regionalismo. Se si considerano solo i primi 40 fornitori “regionali” per fatturato, si scopre che sono i best performer del food: nel 2020 hanno superato i 431 milioni di euro di sell-out, il 10,3% in più rispetto ai primi 10 mesi del 2019.

Curiosità a questo punto nel capire quali siano queste 40 aziende che stanno affrontando la crisi a suon di segni “più”. Si tratta di brand conosciuti e apprezzati in alcune aree ma meno noti altrove. Per un siciliano la pasta Poiatti è il top, ai romani guai toccare i biscotti Gentilini che sono un pezzo di storia della città eterna, per un pugliese il Caffè Quarta è un’istituzione come per un piemontese i salumi Raspini e per un lombardo i formaggi Mauri.

Aziende note in loco, quasi sconosciute fuori

Il paradosso (che in realtà poi è anche la soluzione al rebus) è che i fatturati sono in crescita nonostante questi marchi fuori dal proprio territorio sono pressoché sconosciuti nel resto d’Italia. Dal punto di vista storico però spesso si tratta di marchi che sono assoluti leader nel proprio settore, come 3 Cuochi e Leprotto che appartengono alla stessa azienda, la Bonetti, a cui si deve la creazione nel 1935 del primo zafferano in polvere. Oltre alle ragioni storiche, a far sì che realizzi il 67% del fatturato in Lombardia è anche l’uso tradizionale dello zafferano nella cucina lombarda, anche se Bonetti ne sta promuovendo l’utilizzo anche nel resto d’Italia.

Storicità e conduzione famigliare i punti di forza

L’altro punto a favore che sta permettendo a queste realtà di navigare con fermezza nel burrascoso mare del mercato contagiato dal Covid è la loro storicità e una conduzione prevalentemente famigliare. Gentilini, ha tagliato il suo 130° anniversario, e che si appresta a chiudere il 2020 con 30 milioni di euro di fatturato. Latteria Soligo, cooperativa con 200 aziende agricole nata nel 1883 oggi fattura 72 milioni di euro. Per raggiungere quest’obiettivo, pochi mesi fa, Latteria Soligo ha sottoscritto un contratto di sviluppo con Invitalia del valore di 7,5 milioni di euro per migliorare la sua capacità produttiva. L’obiettivo è quello di espandersi fuori del Veneto; così come Sgambaro, che dopo 50 anni in cui ha costruito la sua leadership locale e il suo posizionamento di qualità (è stata la prima a certificare l’uso di grano italiano e una delle prime a fare pasta bio), tre anni fa ha deciso di estendersi in tutta Italia e sui mercati esteri, dove quest’anno è cresciuta rispettivamente dl 25% e del 30%, arrivando a 20 milioni di euro di fatturato.

Ora si pensa a come espandersi

Meno “isolata” anche la cooperativa sarda Arborea che ha chiuso accordi con 14 nuovi retailer, entrando in altri 1.500 punti vendita crescendo a doppia cifra e avvicinandosi al traguardo dei 193 milioni di euro di fatturato, come ricorda il direttore vendite Paolo Andricina. Se i valori di tradizione, qualità e legame con il territorio restano i plus di Arborea, decisivo è stato anche l’ampliamento dell’offerta (30 prodotti creati quest’anno) che proseguirà anche nel 2021, con l’ingresso in segmenti di mercato poco presidiati, anche con innovazioni di rottura, come il latte di pecora confezionato Girau lanciato nei mesi scorsi.

Recommended Articles

Leave a Reply