Comunità Frizzante. Le bevande artigianali della Vallagarina nate da un progetto collettivo

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La Comunità Frizzante si è costituita in Vallagarina, Trentino, all’inizio del 2019. Oggi produce tre bevande artigianali che sono frutto di un processo collettivo di creazione, raccolta degli ingredienti sul territorio, progettazione grafica e creativa. All’insegna dell’inclusione sociale.

Comunità Frizzante. L’idea

Tutto è nato con l’idea di rendere frizzante il modo di vivere il territorio e di approcciarsi all’inclusione sociale”. La premessa di Chiara Mura, che insieme a Carlo Bettinelli porta avanti dall’inizio del 2019 il progetto Comunità Frizzante, non potrebbe essere più schietta. Siamo in Vallagarina, territorio della provincia trentina sviluppato intorno a Rovereto. Qui la Comunità Frizzante è diventata realtà grazie alla capacità di coinvolgere concretamente le persone che abitano la valle in un lavoro di progettazione creativa indirizzato, per davvero, alla produzione di qualcosa di frizzante. Bibite analcoliche, nella fattispecie. “Il motto dell’operazione è Fare bevande per fare comunità. Il comparto in Italia non offre realtà artigianali di questo tipo, ci piaceva l’idea di ripensare la produzione di bibite frizzanti, personalizzandola con le nostre specificità. Il Trentino è associato sempre agli stessi prodotti: marmellate, succhi di frutta, crauti… E allora perché non provare a raccontarci in modo diverso?”. Così, all’inizio del 2019, la Comunità Frizzante si è ufficialmente costituita, con il finanziamento triennale di un bando sul welfare a km 0 e la compartecipazione di un gruppo di persone molto eterogeneo, che riunisce designer, operatori sociali, agronomi e molte altre professionalità al servizio della collettività. L’idea, infatti, è maturata intorno allo spazio de La Foresta, accademia di comunità nata all’interno della stazione dei treni di Rovereto e gestita da enti del terzo settore e cittadini della Vallagarina come incubatore di idee da mettere in circolo.

Uva per la produzione di Mostoh

La produzione comunitaria di bevande frizzanti

Qui il progetto ha preso forma ancorandosi al territorio tanto dal punto di vista botanico – per la ricerca dei prodotti che entrano nella produzione delle bevande – che sociale, puntando all’inclusione di chiunque volesse partecipare: “Per noi è importante condividere ogni fase produttiva. Partiamo dalla mappatura collettiva, un incontro/confronto per raccogliere le idee: chiediamo a tutti di portare ricordi di ricette, ingredienti della tradizione dimenticati… Gli anziani in questa fase sono un patrimonio prezioso. Poi passiamo alle raccolte sul territorio, con il contributo di chiunque voglia aiutarci”.

Bottiglie di Mostoh in produzione

La prima fase produttiva avviene all’interno del laboratorio di trasformazione Mas del Gnac, gestito da una cooperativa sociale che si preoccupa dell’inserimento di persone con disabilità o difficoltà cognitive: “Con loro realizziamo succhi e sciroppi che saranno alla base delle nostre bibite frizzanti. Per arrivare al risultato finale, però, si passa dal “laboratorio dell’alchimista”, un processo aperto a tutti, in cui chiediamo alle persone di miscelare sciroppi e succhi per scegliere insieme il nuovo gusto da mettere in circolazione”. L’ultima fase è quella dell’elaborazione grafica, che parte da un laboratorio collettivo di immaginazione grafica, per arrivare a elaborare l’etichetta realizzata da Fabio Franz, che è il grafico del gruppo. In questo modo, finora, la Comunità Frizzante ha lanciato sul mercato tre prodotti.

Ciacola

Le bevande di Comunità Frizzante

La prima sviluppata si chiama Ciacola, “una variazione artigianale sul tema della Cola, chiamata col termine dialettale che indica le chiacchiere. Siamo partiti da una ricetta open source messa a punto in Inghilterra da Company Drinks e Cube Cola, che hanno ricreato il gusto della bevande più celebre emulsionando 7 oli essenziali, e hanno reso disponibile per tutti le indicazioni per realizzarla. Noi l’abbiamo ripensata sui gusti trentini, dunque utilizzando meno zucchero, e a nostra volta mettiamo a disposizione la ricetta, consultabile sul nostro sito”. Poi è arrivata Mostoh, bevanda frizzante a base di sambuco e uva: “Il sambuco lo raccogliamo in Vallagarina, l’uva ce la forniscono le aziende locali che hanno prodotto in esubero. Sarà questo il nostro futuro: collaborare con aziende agricole che non vogliono sprecare scarti e sottoprodotti di lavorazione. Il principio dell’economia circolare è uno dei nostri obiettivi”.

La terza bevanda ha una storia ancora diversa, e racconta di un gemellaggio tra Trentino e Calabria. Non a caso, si chiama Abbracciata, “una bevanda polposa e frizzantina nata dalla collaborazione col Panificio Moderno e con la cooperativa SOS Rosarno di Gioia tauro, che contrasta il caporalato promuovendo l’etica del lavoro a favore dei braccianti stranieri”. Il Panificio Moderno da tempo utilizza le arance della cooperativa per produrre i propri canditi: “Usano principalmente la buccia, la polpa, che deperisce in fretta, restava inutilizzata. E siamo intervenuti noi: recuperiamo la polpa, la spremiamo e la filtriamo, aggiungiamo una goccia di olio essenziale e acqua frizzante. Il risultato è un’aranciata col 30% di polpa, un unicum sul mercato”. In cantiere ci sono una bibita alle erbe e una Ciacola senza caramello, “una cola trasparente che ci piace per la sua diversità”; ma in futuro si sperimenterà anche con altre bacche ed erbe locali, a partire dal corniolo.

Produzione dell'Abbracciata

Il mercato di Comunità Frizzante

Tutte questo nell’ambito di un progetto in cerca della sostenibilità economica, che non nasce certo per scalare il mercato: “Si tratta di una produzione super artigianale, entriamo in laboratorio due volte al mese, e al massimo produciamo 1300 bottiglie in un giorno, imbottigliate a due a due, e tappate una alla volta. Il circuito di vendita è locale, anche perché abbiamo bisogno di raccontare il nostro prodotto, e le persone che l’hanno realizzato. Non siamo una ditta di bevande, siamo innanzitutto un progetto sociale: usiamo la produzione di bibite come strumento per coinvolgere le persone”. Questo non significa che la Comunità Frizzante non abbia l’ambizione di crescere: “I rivenditori sono la nostra vetrina, condividono i nostri ideali (a supportare i ragazzi, oltre al Panificio Moderno, c’è anche Alfio Ghezzi, al Mart di Rovereto, ndr). Al momento copriamo una rete di circa 30 realtà in Trentino, e usciamo fuori regione attraverso i Gas, ora anche attraverso la rete Fuori Mercato. E c’è la voglia di andare avanti, parteciperemo a un altro bando per finanziare l’acquisto di macchinari, e ci concentreremo sempre di più sulla valorizzazione della sovranità alimentare”. A sostenere l’idea c’è una rete di venti partner, tra cui il Museo Civico di Rovereto, che lavora sulla ricerca botanica, la ricercatrice Bianca Elzenbaumer, che studia le economie di comunità, la Fondazione Edmund Mach, Euricse, diverse aziende agricole e cooperative sociali del territorio: “Lavorare con la comunità allargata è difficile, ma è l’unico modo per fare seriamente inclusione sociale. E qualcuno inizia a chiamarci da fuori regione per confrontarsi sul modello che abbiamo sviluppato”. Le bibite di Comunità Frizzante sono vendute in bottiglie da 275 ml, a un prezzo di vendita al pubblico che varia tra i 2.80 e i 3.50 euro, ma solo tramite rivenditori (chi non fosse in Trentino, può contattare i ragazzi via email, per chiedere maggiori informazioni). Parte dei proventi alimentano un reinvestimento sociale: “Destiamo una quota dei ricavi per favorire l’accesso di persone svantaggiate all’offerta culturale sul territorio. Finanziando per esempio borse di studio per corsi a pagamento di enti locali, o pagando biglietti del teatro, cinema, musei a donne solo con bambini…”. Per chiudere il cerchio, si collabora anche con università e scuole locali: “Il nostro piano di marketing, per esempio, l’hanno elaborato gli studenti del master in Eco social-design dell’università di Bolzano, che hanno analizzato il nostro caso come progetto di studio”. Il processo creativo è uno strumento che attiva persone e relazioni. È questo il messaggio che Comunità Frizzante veicola attraverso una buona bevanda frizzante.

 www.comunitafrizzante.it

a cura di Livia Montagnoli

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