Cinque cocktail (esclusivi) per le feste: firmati dal n.1 italiano della mixology

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1930, il secret bar per eccellenza
Sobrietà per le feste
X-Mas Punch
Almond (no)egg-nog
Ciliegina sulla torta
Fuochi d’artificio
Da Lumezzane al mondo

Se nel piccolo (grande) mondo della mixology italiana, si nomina «Benjamin» ed ecco che si entra automaticamente nel «salotto buono»: da collega di bancone o da semplice appassionato. L’aspetto più interessante è che dietro il nick anglofono e un (impeccabile) look da gentiluomo dell’800 c’è un 29enne di Lumezzane, dal cognome bresciano e dall’inflessione ancora marcata: si chiama Fabio Cavagna ed è semplicemente il bar manager di 1930, il ‘secret cocktail bar’ di Milano che in autunno è arrivato al 25° posto nella The World’s Best Bars, la ranking mondiale dei locali. Nettamente il migliore in Italia. Ci è riuscito in soli sei anni, pare incredibile. In realtà, è arrivato grazie a un mix di talento e impegno, con il giusto pizzico di fortuna. «Sognavo di fare il calciatore professionista e sono arrivato a buoni livelli nelle giovanili, Intanto, avevo compreso quanto mi piacesse la vita da bar, e al contempo mi annoiasse fare il cliente: l’unica soluzione era mettersi dietro al bancone a fare il barman» spiega.

Ha iniziato asciugando bicchieri in pub e birrerie di paese, per «inventarsi» i primi cocktail. Dopo tre stagioni, il salto a Milano nel 2011 con la scusa dell’Università. «Due anni dopo, ho conosciuto Flavio Angiolillo e Marco Russo: persone straordinarie, che hanno creato un piccolo impero del bere bene a Milano. Hanno avuto fiducia e nell’inverno 2014 mi hanno affidato il 1930». Urge spiegazione per i non addetti ai lavori: è un secret bar in piena regola, tanto che per accedervi si deve essere muniti di una tessera da richiedere al Mag Café o al Mag Pusterla, dello stesso gruppo di cui Cavagna è uno dei sei soci: ma è a discrezione concederla o meno. In caso positivo, viene comunicato anche l’indirizzo esatto che ufficialmente non è noto ma pare sia dalle parti di Piazza V Giornate. «Una volta varcata la soglia si entra in un luogo che ti fa dimenticare di essere a Milano: si fa sperimentazione ma serviamo anche gin tonic, birra e whisky che è una mia passione. L’importante è rilassarsi e passare ore serene: gli ospiti  sono in gran parte amici, ci frequentano da tanto e sono tagliati per la vita da speakeasy» sottolinea.

A Cavagna abbiamo chiesto di creare cinque cocktail esclusivi per i lettori Vanity Food: due legati al Natale, due a Capodanno e uno analcolico come vuole la tendenza. Sono di semplice realizzazione – le dosi sono per un singolo bicchiere – in quanto riconducibili alla tecnica ‘build’ ossia con gli elementi versati direttamente nel bicchiere apposito e mescolati delicatamente. E gli ingredienti sono reperibili nei migliori supermercati (o al male che vada in enoteca) ma anche acquistabili con l’e-commerce. Un bel regalo quello di Benjamin. A proposito perchè questo curioso soprannome? «Tutti i ragazzi del nostro gruppo hanno un nickname deciso da Angiolillo. Dopo un mese di lavoro, mi squadrò sorridendo e disse “Ma come fai ad avere 22 anni? Tu sei Benjamin Button, quello del film con l’uomo nato già vecchio”. Mi piacque subito: spero come lui di ringiovanire con il passare del tempo…».

I cocktail nella gallery sopra

 

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