Centri commerciali ancora chiusi … e la gdo da eroe a diffusore di virus. Come uscire dal tunnel?

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Tempi duri per la distribuzione moderna, se l’andamento di vendite e fatturati ha sorriso, il riconoscimento di un ruolo sociale e politico si fa attendere: se l’anno scorso il personale di negozio e le cassiere erano considerati un servizio essenziale, oggi la situazione appare ben diversa. Il personale dei punti di vendita continua a non essere vaccinato e neppure ad essere considerato una categoria da inserire tra quelle essenziali per la salute di tutti, nonostante il contatto continuo con la clientela.

Nel frattempo, i Nas ispezionano quasi 1.000 supermercati (981 per l’esattezza) e trovano irregolarità a livello di sanificazione in 173 (pari al 18%), mentre i centri commerciali, nonostante anche recenti fronti compatti da parte di tutte le associazioni di categoria (Ancc Coop, Ancd Conad, Confcommercio, Confimprese, CNCC–Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali e Federdistribuzione) continuano a rimanere chiusi nei fine settimana, malgrado i severi protocolli di sicurezza adottati nel corso della settimana, per offrire le massime garanzie e ridurre al minimo i rischi di contagio per tutelare consumatori, dipendenti e fornitori.

Una difesa debole

“Premesso che il Covid è dappertutto, la trasmissione da superficie ha una probabilità su 10.000 di trasmettersi -ci dice Mario Gasbarrino, Ad di Decò Italia– ma quante tracce avrebbero trovato se avessero analizzato a tappeto non solo mercati rionali e ambulanti, ma anche trasporti pubblici e bancomat … e l’elenco potrebbe continuare. Quand’è che la gdo smetterà di andare ognuna per la propria strada e farà sentire davvero la propria voce? Purtroppo, è la conferma che una parte della politica non sopporta la gdo … e la difesa è debole”. Invece è tempo di farsi sentire, magari coinvolgendo i propri clienti

Amare considerazioni che, purtroppo, sono confermate dalle difficoltà dei centri, parchi e gallerie commerciali, chiusi ormai da 140 i giorni negli ultimi sei mesi con danni che sono stati calcolati in perdite di giro d’affari, intorno al 40%. Secondo esperti di settore, una delle ragioni alla base di scelte la volontà di non parlare delle aperture domenicali, storico e antico tema divisivo. Ma, forse, pensando al futuro e al ruolo che queste formule di vendite con la loro offerta potranno giocare, è il momento di mettere da parte le divisioni per fare emergere la consistenza, economica e valoriale, di un interno comparto economico.

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