Celiachia, quali sono i sintomi? Qual è la dieta dello sportivo celiaco?

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Risponde la dottoressa Leda Roncoroni, nutrizionista responsabile dell’ambulatorio di nutrizione presso il Centro per la Prevenzione e Diagnosi della Malattia Celiaca della Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano

Maria Elena Perrero

Celiachia: sono sempre di più le persone che ricevono una diagnosi di questa patologia. Ma come si manifesta? E come si deve comportare, a livello di dieta, non solo una persona che soffre di celiachia, ma uno sportivo? “La celiachia è una patologia autoimmune multifattoriale con una base genetica”, spiega a Gazzetta Active la dottoressa Leda Roncoroni, biologa nutrizionista, responsabile dell’ambulatorio di nutrizione presso il Centro per la Prevenzione e Diagnosi della Malattia Celiaca della Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.


Quali sono i sintomi della celiachia? —

Ma come si manifesta la celiachia? “In questa patologia autoimmune si ha una modifica a livello duodenale, del piccolo intestino, con un appiattimento dei villi intestinali e quindi un malassorbimento dei nutrienti. Chi è celiaco riconosce il glutine, proteina presente in alcuni cereali, come non self, come qualcosa di negativo da distruggere. A livello di sintomi, un tempo si aveva dimagramento, diarrea, nausea, ma oggi molti pazienti soffrono anche di anemia e osteoporosi. Questo perché la celiachia provoca un malassorbimento dei nutrienti tra cui anche il ferro e il calcio, dal momento che l’epitelio intestinale a livello del duodeno, i microvilli (ovvero quelle estroflessioni presenti sulla mucosa del nostro intestino), vengono appiattiti e spazzati via dalla patologia, e così lì dove dovrebbe avvenire l’assorbimento dei nutrienti questo non c’è, e osserviamo fenomeni carenziali”, spiega la dottoressa Roncoroni.


Come si diagnostica la celiachia? —

Per avere una diagnosi di celiachia in caso di dubbi il primo screening è ematico: “Si fa un esame del sangue con la valutazione degli anticorpi anti-transglutaminasi, che però talvolta non sono sufficienti per formulare una diagnosi di patologia. Il secondo step è la esofagogastroduodonoscopia, che consiste nel prelievo e nell’osservazione istologica di una parte di mucosa duodenale. In questo modo si può andare a definire se c’è oppure no il malassorbimento e, nel caso, di che grado è. In alcuni casi i pazienti hanno una sierologia negativa, come accade in altre patologie, ma poi dall’analisi della mucosa intestinale si ha la definizione della patologia celiaca. Per questo la esofagogastroduodonoscopia è il gold standard per la diagnosi di celiachia”, chiarisce la nutrizionista.


Celiachia e sport  —

Una volta appurato di soffrire di celiachia è fondamentale cambiare la propria dieta: “Le persone celiache devono eliminare i cereali contenenti glutine. E questo sia che si tratti di non sportivi sia che si tratti di sportivi. Ma ogni paziente che sia sotto controllo nutrizionale può condurre una vita assolutamente normale una volta che si è ovviato al malassorbimento, semplicemente bisogna utilizzare fonti di approvvigionamento alimentare differenti per quanto riguarda i carboidrati”, sottolinea la dottoressa Roncoroni.


La dieta dello sportivo celiaco —

Nel caso di sportivi, in particolare, “l’approvvigionamento degli zuccheri o carboidrati deve essere sempre del 55% del fabbisogno calorico totale, mentre la quota di grassi sarà del 30% e quella di proteine del 15%, salvo casi di sport particolari. Cambiano semplicemente le fonti: niente frumento o grano, sì a cereali e pseudocereali come il grano saraceno, il miglio, l’amaranto, il teff, il fonio, la quinoa, che è la più ricca di fibre, minerali e proteine, ma possono andare bene anche i più comuni riso integrale o rosso o venere e il mais, benché sia molto povero a livello di micro e macro nutrienti e possa promuovere una attività pro-infiammatoria. Anche l’avena di per sé sarebbe un cereale naturalmente privo di glutine, ma bisogna essere certi che non sia lavorata e stoccata in ambienti in cui è presente il frumento”, evidenzia la nutrizionista. Inoltre per lo sportivo celiaco la dottoressa suggerisce un buon “approvvigionamento di acidi grassi omega 3, presenti soprattutto nel pesce azzurro, nella frutta secca e nei semi, per lenire l’infiammazione; un importante apporto di vitamina C, che facilita l’assorbimento del ferro che abbiamo visto essere ostacolato dalla patologia celiaca; ed infine magnesio e potassio, minerali indicati prima e dopo l’allenamento anche in bevande gluten free, per ripristinare l’equilibrio elettrolitico”, conclude Roncoroni.

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