Abruzzo e olio evo, una storia che arriva da lontano

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Parte da molto lontano l’amore che gli abruzzesi hanno per l’olio extravergine di oliva. Addirittura nel V secolo a.C. ne parlano sia Virgilio che Ovidio nei loro scritti. E numerosi furono, durante la dominazione romana, gli scambi commerciali in cui l’olio evo svolgeva una parte da vero e proprio protagonista. Come è successo poi in diverse altre parti della penisola, una volta caduto l’Impero Romano, per la produzione di olio evo ci fu una sorta di buio. Un buco temporale che durò fino al periodo del Medioevo, quando furono principalmente i monaci nei loro monasteri a far ripartire quella produzione che non si sarebbe più fermata fino ai giorni nostri, salvo considerare una parentesi di scarsa produzione intorno al 1600 durante la dominazione spagnola.

Abruzzo e olio evo Una storia che arriva da lontano

Oggi in Abruzzo l’olivicoltura può contare su un’estensione di circa 45mila ettari, su oltre 500 frantoi e una produzione di 25mila tonnellate di olio extravergine, anche se nella presente annata si deve registrare una frenata di circa il 30% rispetto all’anno precedente. Ha ben 4 zone Dop che sono l’Aprutino pescarese, le Colline Teatine, il Frentano e il Vastese.

Le coltivazioni in Abruzzo si possono trovare sia a ridosso della zona costiera che nelle aree pedemontane ai piedi dei massicci montuosi della regione. Nel corso degli anni, sia nelle aree rurali della regione, che in quelle vicino al litorale, la coltivazione si è differenziata nel tipo di impianti. Nelle aree pianeggianti vicino al mare possiamo trovare campi in cui la disposizione degli ulivi è disposta in modo molto ordinato e regolare, mentre nella parte collinare che si avvicina ai monti, questa regolarità viene meno in quanto il terreno più impervio non permette uno schema ben preciso.

Pur non trovandoci in presenza di una regione con un’estesa area di coltivazione come può essere ad esempio la Puglia, possiamo però riscontrare un discreto numero di cultivar, risultato di complesse evoluzioni e selezioni naturali. Facendo qualche nome, infatti, possiamo trovare la Dritta, la Intosso, la Toccolana, la Gentile di Chieti, la Carboncella, oltre alle più famose e più diffuse anche in altre parti della penisola, Frantoio e Leccino.

Abruzzo e olio evo Una storia che arriva da lontano

Volendo occuparci delle prime tre, e cioè Dritta, Intosso e Toccolana, possiamo affermare che ci si trova di fronte a dei fruttati medi, di piccole dimensioni, le prime due, mentre la Toccolana vanta una dimensione doppia rispetto alle sue colleghe. Sono accomunate da sentori di mandorla, carciofo, erba fresca ed in bocca l’amaro prevale leggermente sul piccante. Questo le rende molto indicate per le zuppe sia di cereali che legumi. Reggono bene e si fondono in armonia anche su carni bollite e pesce alla griglia. Ma soprattutto coniugano alla perfezione quello stretto legame che lega il territorio alle proprie pietanze. Infatti, partendo per visitare l’Abruzzo, sia sul litorale, che entrando maggiormente nel territorio e addentrandoci nei suoi famosi borghi, possiamo trovare queste tre cultivar a farci compagnia durante i pranzi e le cene.

Tagliacozzo, ad esempio, situato a circa 600 m slm nella parte occidentale della Marsica, oppure Archi, in provincia di Chieti, a quasi 500 m slm, sono tra i borghi inseriti negli itinerari dell’olio proprio perché famoso per la sua produzione. E poi – ultima ma non meno importante – Sulmona, in provincia dell’Aquila, situata a 400 m slm, considerata una città d’arte per la sua storia, le sue mura, le sue chiese e i suoi vicoli.

Sono solo tre delle innumerevoli località che meritano di essere visitate in questa regione ma, comunque, in quella terra che congiunge centro e sud Italia, non ci si può mai trovare soli se si cerca conforto in uno dei tesori principali di quel territorio e cioè l’olio extravergine.

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